Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo è entrato in vigore il 12 giugno, ma i suoi effetti non si vedranno da un giorno all’altro. Dopo anni di negoziati, la sfida si sposta dall’approvazione delle nuove regole alla loro attuazione. È una fase che il Parlamento europeo seguirà da vicino attraverso il gruppo di lavoro della commissione Libe (Libertà civili, Giustizia e Affari interni) sull’attuazione del Patto, presieduto dall’eurodeputata tedesca Birgit Sippel (S&D). «I cambiamenti arriveranno passo dopo passo», spiega a Linkiesta. «Gli Stati membri hanno promesso di attuare tutte le parti del Patto». Il punto, aggiunge, sarà verificare che questi impegni vengano rispettati. Il primo nodo riguarda la preparazione degli Stati membri. «Credo che gli stessi Stati membri siano consapevoli di non essere pronti al cento per cento», osserva. «Il problema potrebbe nascere se non saranno nemmeno pronti a compiere i primi passi».
L’attuazione del Patto ha richiesto agli Stati membri di adeguare le legislazioni nazionali, predisporre strutture, assumere e formare personale e dotarsi delle attrezzature tecniche necessarie. Molti governi, osserva Sippel, hanno fatto ricorso anche al supporto di Frontex e dell’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo per preparare gli operatori. Eppure, fino agli ultimi giorni prima dell’entrata in vigore della riforma, alcuni Stati erano ancora alle prese con difficoltà nel reperire personale qualificato e dotazioni tecniche adeguate. Per questo motivo, il Parlamento seguirà da vicino le prossime fasi dell’attuazione.






