Il Piano particolareggiato del Borgo marinaro che sarà portato in consiglio domani, per l’adozione, è tarato su un milione e 119.014 metri cubi come volume di progetto, cifra che deriva dal calcolo del volume attuale di un milione e 219.730 metri cubi a cui vanno aggiunti gli incrementi attuabili pari a 10.252 metri cubi, e sottratti i metri cubi degli edifici pubblici (103.821) e quelli trasformati in dotazioni territoriali (7.147). Stimata una quota residenziale dell’80% (895.211 metri cubi) per 8.952 abitanti teorici e di 20% di terziario (223.803 metri cubi). Numeri contenuti nella relazione che approderà in aula, parte del corposo dossier che accompagna la pratica. Il perimetro del Piano comprende l’area delimitata a sud da via Mazzini, a nord da via Lauro Rossi, a est dall’asse di viale Matteotti-via Leonardo da Vinci-lungomare Piermanni e infine a ovest dalla linea ferroviaria. Prevede ristrutturazioni urbanistiche attraverso la predisposizione di piani di comparto di attuazione pubblica e privata, e la zona più estesa è quella a sud di piazza XX Settembre, tra via Vela e corso Garibaldi.

Se il Piano in vigore risalente al 2003 prescriveva interventi su immobili privati in 70 casi attraverso la regola dell’Unità minima di intervento, ossia un perimetro di più immobili e più proprietà diverse per attuare demolizioni e ricostruzioni o ampliamenti – la maggior parte rimaste sulla carta per la difficoltà di accordi tra privati – nella attuale proposta di Piano sono stati individuati solo 6 casi di Umi. In tutto il resto del Borgo, l’unità minima di intervento è individuata con la singola struttura e le sue pertinenze. Gli edifici sono stati classificati in 5 categorie: la A per poche strutture pubbliche con previsione di lavori di restauro; la B per edifici con elementi di pregio morfo-tipologico che meritano interventi conservativi; la C per case prive di elementi di pregio e oggetto sia di interventi conservativi che di ristrutturazione, fino alla completa demolizione e ricostruzione, ma conformando la facciata a schemi tradizionali; la D per edifici moderni non facenti parte dell’impianto storico che possono essere demoliti e ricostruiti; la E per edifici a un solo piano, privi di elementi di pregio e con previsione di demolizione, con ricostruzione fino a due piani; la F comprende le pertinenze degli edifici e gli interventi devono avere la finalità di qualificare gli spazi, valorizzare l’arredo verde e ristrutturare i volumi sempre attenendosi al contesto. Il Piano particolareggiato sarà discusso in aula domani, con inizio del Consiglio alle 21.30.