Donald Trump, in preda a una hybris irrefrenabile, è convinto che i suoi poteri siano illimitati. I suoi modelli? Attila, Gengis Khan, Josif Stalin e Mao Tse Tung. Pensa di averli superati, poiché contrariamente alle orde del flagello di Dio il suo potere si estende su tutto il globo, e non solo sulle steppe asiatiche sferzate dal vento. Più potente di Alessandro Magno, Napoleone Bonaparte e Giulio Cesare. Ma non più furbo, a quanto pare, considerando la terra bruciata che sta lasciando ovunque metta piede. Gli europei non hanno più scuse per affrancarsi dal giogo americano, consciamente indossato per fin troppi decenni.
Opportunisti e scrocconi. Così Pete Hegseth, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, definisce i Paesi europei della Nato, rei di non aver ancora stabilito un percorso credibile per raggiungere il cinque per cento di spese per la Difesa. Provocazioni, quelle giunte da Washington negli ultimi giorni. Per ultima, quella rivolta al dimissionario premier britannico Keir Starmer: è stato proprio Trump a preannunciare la sua resignation, compiendo l’ennesimo sfrontato sgarbo istituzionale nei confronti di un alleato. Sui social Trump aveva criticato Starmer, colpevole di aver «fallito malamente su immigrazione ed energia». Ne ha fatto le spese anche Giorgia Meloni, che ormai provoca solo «pena» al presidente degli Stati Uniti. La motivazione? «Non c’era, né lei né la Nato, durante la crisi dello Stretto di Hormuz».








