Sin dagli albori dell’esplorazione spaziale, l’idea di produrre energia dal sole nello Spazio e trasmetterla sulla Terra è stata considerata un’ipotesi affascinante ma del tutto fantascientifica. Tuttavia, oggi la possibilità di sfruttare la sorgente solare fuori dall’atmosfera terrestre sta diventando sempre più realistica grazie ai progressi tecnologici e alla riduzione dei costi di lancio.
E la Space-Based Solar Power (SBSP) – la tecnologia che cattura l’energia solare tramite satelliti con grandi pannelli fotovoltaici in orbita, trasmettendola alla Terra tramite microonde o laser – sta quindi tornando un tema di rilievo nel dibattito scientifico e geopolitico.
Quando sembrava ancora solo fantascienza
Lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov ne aveva già immaginato le potenzialità nel 1941 in un racconto intitolato “Reason”, in cui descriveva una stazione spaziale, gestita da robot, che raccoglieva l’energia solare e la trasmetteva a Terra tramite fasci di microonde. Ed è sorprendente pensare che solo cinquant’anni prima di Asimov, Nikola Tesla, croato dalla vita misteriosa e travagliata emigrato in America, dimostrò per la prima volta la tecnica per il trasferimento wireless di energia.









