ROVIGO - «Sono inorridita da quello che la gente scrive. E sono spaventata, perché erano persone che mi seguivano». La gioia per una giornata trascorsa al Pride insieme ad altri ragazzi con disabilità si è trasformata in un'ondata di insulti e minacce per La Cristina, nota content creator polesana d'adozione che sui social, alternando video ironici e racconti più intimi, parla della propria vita e della sindrome di Noonan con cui convive dalla nascita. Sabato aveva partecipato alla manifestazione e ne era uscita entusiasta. Aveva condiviso fotografie e ricordi sulla propria pagina, raccontando la felicità per aver trovato, almeno per un giorno, un luogo dove non sentirsi diversa. Ma sotto quei post sono comparsi centinaia di commenti offensivi. Non semplici critiche, ma anche inviti al suicidio e alla violenza. Tanto che la giovane ha deciso di bloccare e segnalare oltre duecento utenti.
Pride, la drag queen La Cicci Monroe e le polemiche sulla nudità: «La libertà va difesa, ma con buon senso»I commenti «Ora non mi seguono più, perché ho segnalato più di 200 commenti e bloccato più di 200 persone - racconta -. Scrivono "copate", "ucciditi", "ci vorrebbe il napalm". Cose tremende». Nei collage pubblicati dall'influencer compaiono frasi come «Gentaglia inutile», «Tutti in cura», «Ammazza quanti malati», «Lanciafiamme subito», fino a «Avevo tanta considerazione per te, ma adesso che ti sei mischiata con i gay non più». «Io nei miei video - spiega Cristina - ho raccontato le mie problematiche sia fisiche che psicologiche. Queste persone mi seguono, quindi do per scontato che mi ascoltino e abbiano visto i miei video. Con che coraggio possono scrivere certi commenti nella pagina di una persona fragile come me? Come possono esistere ancora persone con così poca empatia, educazione e rispetto da dirmi che sono una delusione?». Abituata agli attacchi che spesso accompagnano l'attività sui social, La Cristina ammette che questa volta è stato diverso. «Come content creator mi aspettavo cose del genere, ci sono abituata. Ma le minacce di morte e le istigazioni al suicidio sono un'altra cosa». Eppure, ricorda, la giornata di sabato aveva avuto tutt'altro sapore. «Per un giorno a Rovigo non mi sono sentita sola. Non avevo mai visto una città così. Ho trovato persone che condividevano le mie problematiche. Manifestavamo con pace, amore e musica. Dietro ci sono anni di lotta con la burocrazia, pianti, depressione, diritti che non vengono riconosciuti e un lavoro che per noi disabili è difficilissimo da trovare». Respinge anche ogni lettura politica della sua presenza al Pride. «Non so che idea si sia fatta la gente su di me. Parlo veneto, ma non mi sono mai schierata da nessuna parte. Hanno scritto anche "a questi obbrobri dovete dare il voto?". Io non voto da sempre, mi rifiuto di votare persone che non mi rappresentano. L'ho fatto per me, non per la politica». A chi le rimprovera di lamentarsi e poi partecipare alle feste, risponde ricordando la fatica necessaria anche solo per essere presente. «Mi dicono: piangi sempre e poi vai a fare festa. Sapete quante difficoltà ci sono state per venire? Quante medicine ho dovuto prendere? Io non voglio sembrare invalida, ma lo sono. Però quando ci sono eventi come questo, come fai a mancare?».Il sindaco Mentre sui social continuava il dibattito seguito al Pride, nelle stesse ore il sindaco Valeria Cittadin ha annunciato di aver dovuto cancellare dal proprio profilo Instagram la fotografia delle due ragazze con il tricolore che avevano contestato la manifestazione. L'immagine è quella contestata e che ha creato una bufera sociale perchè modificata con la rimozione del cartello esibito dalle due giovani. «Voglio avvisare chi mi segue che il mio account Instagram è stato hackerato e alcuni contenuti sono stati eliminati», ha scritto ai follower. La stessa prima cittadina ha poi spiegato di aver ricevuto un messaggio che la avvertiva di un tentativo di hackeraggio. «Ho dovuto anche richiedere i codici a chi in campagna elettorale ha seguito il profilo Instagram e a quel punto ho cancellato post e foto», ha raccontato.









