Bologna, 25 giugno 2026 – Prendono forma dei volti. Identikit che, grazie all’intelligenza artificiale, si trasformano in immagini simili a fotografie, che riportano a persone reali e che oggi possono aiutare a riscrivere la storia della Uno Bianca. Una storia tutt’altro che sepolta e che ancora adesso è oggetto di lettere anonime inviate a Digos, Ros e alcune testate, si fanno anche dei nomi.
"Il quarto uomo che aspetta a San Lazzaro...Era il suo battesimo”
“Il quarto uomo che aspetta a San Lazzaro in via Gramsci dove vi è stato il cambio d’auto è un poliziotto (nome)...Era il suo battesimo. Lo volevano provare con un ruolo non subito operativo. È lui che li aspetta dopo la strage”, si legge in una delle missive, inviata come lettera cartacea ma scritta al computer in caratteri maiuscoli, che fa riferimento alla strage del Pilastro, 4 gennaio 1991.
Non sono finiti i misteri della banda dei fratelli Savi
I magistrati - l’inchiesta è in mano alla procuratrice aggiunta Lucia Russo e il sostituto procuratore Andrea De Feis – danno il giusto peso a quella che è pur sempre una segnalazione anonima, ma allo stesso tempo non sottovalutano nulla. Nella consapevolezza che non sono finiti i misteri dietro la banda dei fratelli Savi che seminò il terrore per sette anni e mezzo, dal 1987 al 1994, tra Emilia-Romagna e Marche, e che lasciò dietro di sé 23 morti e oltre 100 feriti. Un' immagine d' archivio di Pietro Gugliotta, ex poliziotto della banda della Uno bianca






