«Ho fatto un anno e mezzo di carcere da innocente, non dovevo stare qua». Sono queste le prime parole di Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, appena uscito dalla casa circondariale di Rebibbia. Ad aspettarlo nel piazzale una fiumana di sostenitori, che l’ha accolto al grido di «Gianni, Gianni!», in attesa di stringergli la mano o fare un selfie con lui. Qualche tricolore e uno striscione: «Uno di noi! Fn Angri». Alemanno, seppur provato, non si è sottratto a domande e abbracci. Anzi, ha anche organizzato un pranzo sociale in un ristorante in zona, il Mozzico. A tavola, in un gesto simbolico, il politico ha aperto il sacchetto appena ricevuto dal carcere con i suoi effetti personali. Tra questi c’era una collanina con una croce celtica, che ha indossato prontamente.

ERA RECLUSO DA QUASI un anno e mezzo, a causa di una condanna per traffico illecito d’influenze, nell’ambito dell’inchiesta Mondo di mezzo. Due suoi ex compagni di cella, venuti a salutarlo fuori dal carcere, l’hanno definito come un detenuto esemplare, una persona generosa. «Meditava ogni mattina», ha detto uno. «Mi spingeva sempre a seguire i corsi universitari», l’altro. Alemanno stesso ha raccontato che l’esperienza di reclusione gli ha aperto gli occhi sui penitenziari: «Ho conosciuto una realtà terribile, una vergogna per la Repubblica», ha affermato, ricordando di celle sovraffollate, caldo soffocante, mancata rieducazione. A tal proposito, ha anche annunciato di voler contattare il ministro della Giustizia Carlo Nordio per discutere della situazione delle carceri con il Dap. Il guardasigilli si è subito detto disponibile.