Dopo la Camera, è il turno del Senato: alla decima introduzione della War Powers Resolution, la misura che simbolicamente impone al presidente Donald Trump di passare dall’approvazione del Congresso prima di qualunque altra operazione bellica in Iran, è passata. Segnale che sempre più repubblicani, a pochi mesi dal mid term, diventano sensibili allo scontento dell’elettorato davanti a una guerra estremamente impopolare.
I VOTI repubblicani a favore sono stati quattro (come quattro erano stati quelli alla Camera): Susan Collins, Rand Paul, Bill Cassidy e Lisa Murkowski, i medesimi che lo scorso maggio avevano fatto avanzare la risoluzione verso il voto del Senato. Solitario nella sua contrarietà sul fronte democratico, per la decima volta, il senatore della Pennsylvania John Fetterman. «Quei senatori – ha scritto Donald Trump in una sfuriata su Truth Social – hanno appena reso il mio lavoro più difficile, ma io lo porterò a termine in un modo o nell’altro, perché è quello che faccio sempre!». Nel post torna a ribadire l’esatto opposto della realtà: che l’Iran è «disposto a darci praticamente qualunque cosa», e che «per la prima volta in decenni» rispetta in modo incommensurabile gli Stati uniti «e il loro presidente, IO». E proprio in questo momento estremamente propizio il Senato decide di votare «l’inopportuno e insensato War Powers Act».











