Il commercialista risponde della fattura errata del cliente nel caso l’errore fosse riconoscibile. È quanto sancito nell’ordinanza della Cassazione n. 21061, depositata il 21 giugno, con la quale la Corte torna sull’annosa questione della responsabilità del professionista contabile. Una pronuncia che ha scatenato le proteste delle associazioni di categoria, che chiedono maggiori tutele per i loro associati.
La trasparenza retributivaLa nuova Guida di ItaliaOggi, con il testo del decreto legislativo 96/2026La decisione della Cassazione sull'errore in fattura
L’ordinanza. Il caso riguarda un notaio e un errore in fattura in materia di Iva. Nei primi gradi di giudizio la posizione del commercialista non era stata considerata, data la predisposizione autonoma delle fatture da parte del cliente. La Cassazione, tuttavia, ha cassato la decisione, sulla base del fatto che il consulente fiscale è tenuto a valutare i dati ricevuti e a segnalare criticità riconoscibili nell’ambito dell’attività affidata.
Le reazioni e l'escalation giurisprudenziale
Le reazioni. Non si tratta della prima pronuncia di questo tenore negli ultimi mesi: si può citare, ad esempio, l’ordinanza 11372 del 27 aprile, per la quale il professionista risulta responsabile in solido con la società nel caso di violazioni fiscali anche se aveva solo inviato la dichiarazione (si veda ItaliaOggi del 29 aprile). Secondo l’Associazione nazionale dei commercialisti (Anc), si sta registrando «un’escalation giurisprudenziale preoccupante, con il delinearsi di un ampliamento dei confini della responsabilità professionale». Il rischio è quello di «una pericolosa deriva, nella quale il commercialista viene investito di un improprio ruolo di garante della conformità fiscale del cliente».






