Era tornato a casa, voleva andare a letto prima della mezzanotte, perché il giorno dopo doveva svegliarsi all’alba, per raggiungere il cantiere. La sua giornata era conclusa, il tempo di una doccia, poi sarebbe andato a dormire. Invece è caduto nella trappola del killer. Al suo cellulare è arrivata una telefonata, magari un invito in strada per un chiarimento di pochi minuti. Quello che è accaduto subito dopo è storia purtroppo nota: Lorenzo Spasiano viene ucciso con un colpo al petto esploso da pochi metri.
Un omicidio a sangue freddo contro una persona inerme. Ma non è finita. La trappola del killer ha anche un secondo atto. Subito dopo aver ammazzato un ragazzo indifeso, c’è chi gli ha rubato il telefono cellulare. Prima la morte, poi il furto. E la fuga. Una mossa che ha un chiaro obiettivo: eliminare ogni traccia sull’assassinio o sullo specchiettista, su chi ha fatto fuoco o su chi si è prestato a fare da filatore. Brutta storia in traversa Caprera. Siamo a pochi passi dal feudo dei Lo Russo, clan mai del tutto scompaginato (al netto di arresti e condanne), che proprio di recente potrebbe aver ingrossato le proprie fila grazie alla scarcerazione di alcuni presunti elementi di vertice. I social Ma torniamo al delitto di Lorenzo Spasiano. A distanza di 48 ore, sembra purtroppo confermata la pista emersa sin da subito. A scavare nella vita del giovane carpentiere non ci sono macchie. Tanto lavoro, tanto sport, una fidanzata, frequentazioni al riparo dalla camorra. C’è un solo episodio che non è sfuggito agli inquirenti ed è legato a una partita di calcetto: un match disputato il 30 marzo scorso, all’inizio della settimana santa, nel corso del quale Lorenzo avrebbe ingaggiato una lite con un ragazzo più giovane.La morte di Lorenzo Spasiano e quella denuncia mai arrivata che condanna un innocenteUna lite che potrebbe aver scatenato la vendetta. Pochi giorni dopo la probabile zuffa nel campo di gioco, un avvertimento sinistro: Lorenzo avrebbe subito un’aggressione, c’è addirittura chi sostiene che sarebbe stato investito nel corso di una vera e propria rappresaglia. Un crescendo, una escalation, che avrebbe anche un risvolto social: Lorenzo aveva infatti postato alcuni contenuti scanditi da non poca tensione, in cui l’argomento «guerra» era abbastanza ricorrente. Le verifiche Inchiesta condotta dal pm Enrica Parascandolo, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Sergio Amato, al lavoro i carabinieri del comando provinciale di Napoli. Chi c’è dietro questo omicidio? Riflettori puntati su un giovanissimo del quartiere. È ovvio infatti che l’attenzione investigativa punti a fare chiarezza sul ragazzino protagonista della lite in campo, lo scorso 30 marzo.Lorenzo Spasiano ucciso a Miano, don Salvatore: «Non bisogna alimentare la spirale di violenza»Di lui si sa tutto, ormai: ha 16 anni, è figlio di un narcos e nipote di un killer, gente da sempre riconducibile ai Lo Russo, i famigerati capitoni di Miano. Quanto c’entri con il delitto è tutto da accertare. Probabile che lunedì notte ad entrare in azione non sia stato un killer solitario. Anzi: qualcuno lo ha chiamato, probabilmente usando una scheda intestata a prestanome, poi il finto chiarimento e il colpo di pistola. Il furto del cellulare e la fuga. Tutto a piedi. C’è un particolare su cui sono al lavoro gli inquirenti, alla luce delle testimonianze raccolte in queste ore. I killer sarebbero giunti a piedi. Le testimonianze Nessuno ha infatti avvertito prima e dopo il delitto il rombo di motori o di ruote sull’asfalto. Faceva caldo lunedì notte. In tanti con le finestre aperte, ma nessuno ha percepito il solito corollario di motori che accompagna l’avvento di un killer. Un motivo in più per battere la pista locale, quella di un regolamento di conti all’interno dello spaccato di edilizia popolare a ridosso di via Janfolla. Verifiche anche su alcune immagini recuperate grazie a un impianto di videosorveglianza all’esterno di un bar. Parliamo di una realtà promiscua, quella della piazzetta in cui è stato consumata il delitto, ogni giorno attraversata da persone oneste e per bene (come i genitori e i fratelli di Lorenzo), ma anche da soggetti in odore di camorra e narcotraffico. Un mondo chiuso, all’interno del quale era implosa la storia della lite sui campi di calcio, della vendetta e della rabbia social. Una escalation che nessuno ha denunciato, che oggi però è sulla bocca di tutti.











