Tutto sarebbe iniziato da una lite durante una partita di calcetto: un fallo, le parole che volano e le mani che perdono il controllo, e quella promessa – a mo’ di minaccia – che la cosa non sarebbe finita lì. Una partita giocata a marzo, e poi altre liti, intimidazioni, strascichi dei mesi successivi. Potrebbe essere questo il movente dietro l’omicidio di Lorenzo Spasiano, avvenuto la scorsa notte a Miano, in via Caprera, alla periferia nord di Napoli. Il giovane di 21 anni è stato ucciso da un colpo di pistola sparato da distanza ravvicinata.

Da qui partono le indagini dei carabinieri del Nucleo operativo di Napoli e della Procura guidata da Nicola Gratteri, che puntano a ricostruire uno scenario di vendette, tensioni, ritorsioni, degenerate fino all’omicidio del giovane incensurato, senza precedenti di polizia e senza legami con ambienti criminali. La lite durante la partitella sarebbe avvenuta tra Spasiano, operaio esperto di boxe, e un minorenne. Poi nei mesi successivi il giovane sarebbe stato minacciato più volte, investito, colpito. La famiglia della vittima è composta dal padre, che guida l’ambulanza, dalla madre molto credente, che assiste una invalida, e cinque figli: nessuno di loro ha collegamenti col crimine. Una famiglia di gente per bene, secondo chi li conosce e non riesce a trovare una ragione per l’accaduto.