«All’improvviso mi ritrovo senza un figlio e non so il perché». Salvatore Spasiano, il padre di Lorenzo, il 21enne di Miano stroncato da un colpo d’arma da fuoco, trova la forza di lanciare un appello e raccontare il suo profondo dolore. Accanto a lui, Silvano, uno dei quattro figli rimasti orfani di un fratello, lo abbraccia sostenendolo quando le lacrime gli soffocano la voce. Nonostante la sofferenza, nelle parole dell’uomo, autista soccorritore in forza al 118, emerge con fermezza l’invito «alla non violenza» e nessuna vendetta ma la richiesta «di una giustizia concreta». «Io salvo vite, insieme ai miei colleghi ci occupiamo di soccorso di emergenza e ora mi ritrovo senza un pezzo della mia vita, mio figlio Lorenzo».
Chi era Lorenzo? «Mio figlio era un ragazzo molto umile, bravissimo e altruista. Gli piaceva aiutare amici e amiche oltre ad essere un grande lavoratore. Lorenzo lavorava dalla mattina alla sera e si era dato da fare con tanti mestieri. Faceva il carpentiere e aveva fatto anche il panettiere: posso dire che si impegnava in tutto ciò che faceva. Poi c’era l’amore per il calcio, una delle sue passioni insieme alla boxe ma, in realtà, lui amava lo sport in generale e lo praticava. Era un ragazzo di sani valori». Perché è stato colpito secondo lei? «Non so il motivo per il quale, all’improvviso, mi sono ritrovato senza mio figlio. Ribadisco: era un bravissimo ragazzo. Si alzava tutte le mattine per andare a lavorare e poi tornava a casa. Conduceva una vita come tanti suoi coetanei e non c’entrava nulla con la malavita o con gli ambienti criminali. Lorenzo è una vittima innocente. Ha perso la vita un ragazzo perbene senza nessuna colpa». Cosa si sente di dire a chi ha premuto il grilletto? «Se gli avessero spezzato una gamba, allora avrei perdonato il colpevole, perché in fondo potrei ancora avere Lorenzo accanto a me. Senza una gamba, per esempio, ma ancora vivo. Potrei stargli vicino e viverlo. Ma le cose non stanno così. Non ho più mio figlio e non ci può essere perdono. A chi ha sparato dico: mettiti una mano sul cuore e vai a costituirti. Fallo per Lorenzo, perché tu che gli hai sparato, sai bene chi era mio figlio». I fratelli di Lorenzo hanno fatto un appello per avere giustizia. «Condivido l’appello dei miei figli e chiedo che sia fatta veramente giustizia. Intendo dire che non voglio chiacchiere ma fatti concreti. Troppe volte ho sentito famiglie invocare pene serie e non è accaduto. Fino a oggi, spesso, non c’è stata vera giustizia. Io la chiedo per Lorenzo prima di tutto ma si tratta anche di lanciare un messaggio a tutta la comunità. Non possiamo vivere nella paura: ormai si teme persino di uscire di casa. Abbiamo figli e nipoti e desideriamo che prendano esempio dai modelli giusti. Le nostre famiglie devono crescere nell’amore, anche per questo chiedo giustizia». Lei ha detto che Lorenzo deve essere l’ultima vittima di questa città. «Il dolore che provo e che sta provando la mia famiglia, vorrei che nessun’altra persona si ritrovasse ancora a provarlo. Io non posso riavere indietro mio figlio ma vorrei che Lorenzo fosse l’ultima vittima di questa strage di innocenti che sembra non avere fine. Non deve succedere mai più quello che è accaduto a mio figlio. Nessun figlio e nessun innocente deve essere strappato alla vita e per questo chiedo giustizia. Per questo invito alla non violenza, altrimenti questa strage non finirà mai». Vuole rivolgere un appello? «Il mio appello è rivolto a tutte le mamme e i papà. Organizziamoci e uniamoci per contrastare questa violenza e tutelare i nostri ragazzi. Insieme possiamo essere la vera forza sana di questa città dove deve vincere il bene. Facciamo qualcosa per fermare questa strage e sono convinto che tutti uniti possiamo farcela. In fondo, è qualcosa che riguarda ciascuno di noi. Tutti abbiamo delle famiglie e dei figli e non possiamo soffrire così. Non possiamo vivere nella paura e nel dolore. Chiedo aiuto a tutti».












