L’addio di Miano al ragazzo ammazzato per futili motivi. Il suo (o i suoi) assassini sono ancora liberi.
Lorenzo Spasiano, 21 anni, la vittima. A destra una immagine dei funerali
È purtroppo qualcosa di già visto molte, troppe volte. I palloncini bianchi, la bara bianca, i fiori bianchi, le magliette stampate col volto di un ragazzo sorridente, aperto alla vita e a quello che verrà. E una mamma che piange, le telecamere, le fotografie, chi fa una diretta, l'omelia in chiesa, la frase che risuona «mai più» e invece la certezza che un'altra volta è accaduto e – se non cambia davvero qualcosa – un'altra volta accadrà. Miano, bussola puntata alla periferia nord di Napoli, orizzonte di palazzoni brutalisti e degradati del dopo-terremoto, tutti grigi, la chiesa di Sant'Alfonso e San Gerardo è di mattoni rossi. Qui, oggi, si dice addio a Lorenzo Spasiano, ventun'anni, ucciso all'alba del 24 giugno 2026 con un colpo di pistola al petto.
Lorenzo ha dovuto lottare anche da morto perché, come sempre capita da queste parti, il pregiudizio ti scorta anche al camposanto: l'idea che l'omicidio fosse un regolamento di conti di camorra è stata la prima che ha accompagnato la notizia della sua tragica uccisione. Francesco e Silvano Spasiano, i fratelli maggiori di Lorenzo, hanno fatto una sola cosa: hanno mostrato alla stampa gli attrezzi da lavoro del fratello, ovvero le imbracature usate dai carpentieri che vanno in cima ai ponteggi dei palazzi. E al funerale, in fondo, c'è una squadra tutta vestita d'arancione, coi panni da lavoro: sono i muratori colleghi del ragazzo. «Ci hai lasciato un dolore che non passerà mai del tutto, perché eri una parte importante delle nostre vite e dei nostri cuori» è la frase sullo striscione affisso all'esterno della chiesa, gremita nel caldo torrido di un fine giugno orribile per chi voleva bene al ragazzo. All'ingresso della bara bianca, un lungo e forte applauso ha unito in un'unica voce tutti i presenti. Molti di loro, giovani e meno giovani, indossano magliette bianche con la foto di Lorenzo e la scritta «L.S 19, per sempre con noi».











