La Corte d’appello di Messina ha dichiarato ammissibile l’istanza di revisione presentata in favore di quattro degli otto scafisti libici condannati a trent'anni con sentenza definitiva per la morte di 49 persone durante una traversata avvenuta nel 2015.I giudici hanno anche ordinato la sospensione dell’esecuzione della pena e la scarcerazione, in attesa della revisione vera e propria, che si terrà in ottobre. Lo ha reso noto l’avvocato Cinzia Pecoraro, che assiste Tarek Al Amami, Mohannad Khashiba, Abdel Rahman Abdel Monsef e Mohamed Assayd, riconosciuti colpevoli assieme ad altre persone, tra cui Alaa Faraj, già tornato in libertà il mese scorso, dopo un’analoga istanza di revisione. Faraj, autore di un libro, edito da Sellerio ("Perchè ero un ragazzo") scritto a quattro mani con la docente universitaria e attivista Alessandra Sciurba, da qualche giorno divenuta sua moglie, aveva ricevuto anche una grazia parziale da parte del presidente della Repubblica, che aveva ridotto la sua condanna da 30 a 9 anni. Per questa parte residua della pena era stata già presentata istanza di revisione. I cinque libici avevano sempre sostenuto di essere dei calciatori e di essere stati posti con la forza, giovanissimi, alla guida di un barcone mentre partecipavano a uno dei tanti viaggi della speranza verso l’Europa. Da quella traversata scaturì la cosiddetta strage di Ferragosto di undici anni fa: 49 persone, stipate all’inverosimile assieme a circa altre trecento, sull'imbarcazione partita dalla Libia, erano morte nella stiva, uccise dai fumi provocati dal motore. Come «prova nuova» - richiesta dal codice per proporre la richiesta di revisione - l’avvocato Pecoraro aveva presentato le dichiarazioni di uno dei condannati, il cosiddetto Capitano, che aveva negato che sul barcone ci fosse un equipaggio, attribuendo ogni responsabilità a sè e a due libici rimasti nel Paese nordafricano. Sarebbero stati loro a fare salire quanti più passeggeri possibile sull'imbarcazione, precaria e fatiscente e recuperata a circa 14 miglia dalle coste di Lampedusa (Agrigento) con i superstiti. La revisione si celebra a Messina perchè la sentenza definitiva da sottoporre al procedimento è stata emessa dalla magistratura di Catania.