Undici anni dopo la tragedia e dopo anni di carcere scontati sulla base di sentenze passate in giudicato, si riapre uno dei casi più controversi legati alle stragi dei migranti nel Mediterraneo. La Corte d’appello di Messina ha disposto la scarcerazione di cinque degli otto cittadini libici condannati per la cosiddetta “strage di Ferragosto”, avvenuta nell’agosto del 2015 a circa 14 miglia da Lampedusa. Sul barcone viaggiavano oltre 350 migranti e 49 di loro morirono soffocati nella stiva dell’imbarcazione, ammassati in uno spazio angusto e costretti a respirare per ore i fumi provenienti dal motore.

L’ultimo a lasciare il carcere è stato Assayd Mohammed, condannato a vent’anni di reclusione. Prima di lui erano già tornati in libertà Alaa Faraj, Tarek Al Amami, Mohannad Khashiba e Abdel Rahman Abdel Monsef. Per tutti la Corte ha ritenuto ammissibili le richieste di revisione presentate dai difensori, disponendo contestualmente la sospensione dell’esecuzione della pena in attesa del nuovo giudizio. La decisione non equivale a un’assoluzione né all’annullamento delle condanne. Significa però che i giudici hanno ritenuto esistenti elementi nuovi e potenzialmente decisivi, tali da giustificare la riapertura del processo. Il procedimento di revisione prenderà il via il prossimo 5 ottobre.