"Ho vissuto un periodo in cui non ero felice, neppure sul palco. Non riuscivo più a godermi quello che avevo e ho messo un po' tutto in discussione. Ho fatto il conto degli ultimi anni, delle cose vissute e poi mi sono isolato, sono partito, ho viaggiato da solo, fatto esperienze e cercato una motivazione. Cercavo pace". Alessandro Mannarino, dopo un silenzio discografico e live durato qualche anno, è tornato a maggio con il suo sesto album Primo Amore e ora ha debuttato con un tour che lo vedrà impegnato nei festival italiani con una ventina di date, fino alla chiusura a settembre a Milano. "È stato un percorso bello ma anche doloroso, però adesso quando vado sul palco, vedo i colori e sento come sto io e l'energia che c'è col pubblico, mi sento grato. Mi sento fortunato anche perché non sono mai riuscito a vedere quello che faccio come un lavoro. Però mi serviva tempo per trovare qualcosa da portare nel mondo che avesse un senso", racconta all'ANSA. Il senso lo ha trovato nell'album, che riparte da se stesso, e nel tour che attraversa la sua carriera. "Senza accorgermene, mentre costruisco la scaletta di un tour, vanno a incastrarsi tutti i pezzi, e mi rendo conto che alla fine sto raccontando una storia. Questo concerto è dunque una storia, la mia, e una festa, un viaggio, un rituale - sottolinea il cantautore romano -. E tutte le canzoni sono legate una all'altra". Ci sono dunque i pezzi del nuovo album, ma anche brani diventati pietre miliari della sua produzione come Me so' mbriacato, contenuto nel primo album Bar della Rabbia del 2009. "Quella canzone la sento ovunque: a una festa di bambini, a un battesimo, tra i ragazzi della Vucciria a Palermo. È diventata una canzone di tutti, Mi piace pensare che possa essere la mia Albachiara". Quella canzone nasceva quasi vent'anni fa. "In quegli anni, quando ho fatto quel disco, avevo una rabbia verso quella cultura piccolo-borghese che ci veniva propinata. Erano anni un po' pesanti, si iniziavano a percepire i prodromi di quello che sarebbe successo poi, si cominciavano a sentire dei discorsi che hanno portato alla situazione politica di oggi. Me so' mbriacato era sfrontata. E mi sembra di non averla mai scritta: la sapevo già a memoria". Una rabbia che Mannarino ritiene "sana, quando è la prima reazione di fronte a un sopruso o a un'ingiustizia", ma che "da sola non basta perché poi alla fine rischia di diventare autolesionismo o caos. Bisogna prenderla in mano e costruire qualcosa". Oggi assicura di non essere più arrabbiato, "la rabbia è diventata incazzatura per quello che vedo nel mondo, per come viene raccontato dai telegiornali, per la politica. Sono preoccupato, ma sono consapevole di essere un privilegiato". Quasi scontato chiedergli se gli artisti debbano prendere posizione. "Non sono d'accordo con chi dice che gli artisti non si devono esporre, ma non sono d'accordo neppure con chi dice: 'parlano le mie canzoni per me'". Il primo riferimento è a Francesco De Gregori, il secondo a Vasco Rossi, e Mannarino non ci gira intorno. "Non sono proprio d'accordo, no. Fai l'artista, canti le tue canzoni, va bene, ma se ti viene fatta una domanda, tu sei un essere umano e hai una certa età e vedi quelle immagini, sai quei bambini che cosa stanno vivendo, quelle donne, quegli uomini - aggiunge l'artista 46enne -. Sai che hai anche un potere, no? Le tue parole contano, potresti dare una mano a quelle persone, perché stai zitto? Perché parlano le tue canzoni? Che mi frega delle tue canzoni?".
Mannarino, "non ero felice e sono stato lontano per un po', ora in pace" - Notizie - Ansa.it
"Ho vissuto un periodo in cui non ero felice, neppure sul palco. Non riuscivo più a godermi quello che avevo e ho messo un po' tutto in discussione. (ANSA)








