Non era facile la prova al Congresso nel giorno più fragile della sua leadership, stretto fra il fronte giudiziario sempre più esteso e una condanna politica che, per la prima volta, passa anche dagli alleati, alcuni dei quali lo hanno spinto apertamente verso un'uscita di scena "alla Keir Starmer".
Ma il premier spagnolo Pedro Sanchez, fra gli ultimi moicani della sinistra al governo, si è rivolto ai deputati deciso a vendere caro lo scalpo: ha negato una "corruzione sistemica" nel suo partito e ha provato a blindare la linea di difesa, separando i piani nell'alluvione di inchieste e processi che colpiscono l'esecutivo e la sua cerchia.
"Non sono mai stato a conoscenza di queste pratiche, non le avrei mai tollerate", ha assicurato Sanchez, riferendosi alla condanna a 24 anni dell'ex fedelissimo e segretario organizzativo del Psoe, Josè Luis Abalos, per tangenti nelle forniture di mascherine durante il Covid, "un caso flagrante di corruzione". A fronte di "figure politiche e mediatiche" che "stanno cercando di creare la sensazione di una corruzione diffusa che non esiste", Sanchez ha difeso l'azione dell'esecutivo contro il malaffare. Da quando è salito al governo nel 2018, scalzando con una mozione di sfiducia l'allora premier dei popolari, Mariano Rajoy, con la promessa di "rigenerazione democratica".












