ROMA – Jacopo Intini, Coordinatore del progetto di EMERGENCY a Gaza, fa il punto sulla situazione umanitaria e sanitaria nella Striscia, dove l’organizzazione fondata da Gino Strada continua a prenderci cura della popolazione: “Nella Striscia – dice - ci sarebbe bisogno dell’ingresso di circa 600 camion di beni al giorno, ma ne stanno entrando appena 100”.
ASCOLTA LA TESTIMONIANZA DI EMERGENCY
Situazione disperata a 8 mesi dal cessate il fuoco.
Si calcola che circa un milione e mezzo di persone vive in circa 1.600 campi di fortuna, in condizioni di vita e igiene estreme, tra la mancanza di acqua, cibo sano, medicinali e cure essenziali, immerse tra montagne di rifiuti.
Altre testimonianze: la maternità si intreccia con la sopravvivenza. Suhad ha 38 anni, una laurea in consulenza psicologica, e sei figli. Quando ha scoperto di essere incinta – ha raccontato a OXFAM - la guerra era già iniziata. “Non ero felice della gravidanza – ha confessato Suhad - la situazione era estremamente difficile. Mancavano pannolini, latte, denaro. E io stessa non stavo bene”. Suhad soffre di una patologia alla tiroide e la sua gravidanza è stata classificata come ad alto rischio. Avrebbe avuto bisogno di cure specialistiche e di farmaci salvavita, come le iniezioni di eparina, ma questi erano introvabili. Quando la casa di famiglia è stata colpita da un bombardamento, lei e suo marito hanno cercato di liberarla dalle macerie e Suhad si è fratturata la mano destra. “Pensavo: quando partorirò, dove starò? In una tenda? Come farò a prendermi cura del neonato e degli altri figli?”






