Di fronte all’ennesima estate di disagi, soprattutto nell’Agrigentino, vacilla un vecchio tabù: l’ipotesi di lasciare Siciliacque non è più impronunciabile.
Nel corso di una recente audizione davanti alla Quarta Commissione dell’Assemblea regionale siciliana è emerso un quadro preoccupante. Aica, la società idrica dei Comuni agrigentini, ha denunciato di trovarsi letteralmente "sotto ricatto" da parte di Siciliacque, una situazione che, a suo dire, mette in scacco la gestione pubblica in favore di criteri esclusivamente economici.
Il sindaco di Agrigento, Michele Sodano, ha lanciato un allarme severo: il territorio sarebbe a un passo da una crisi irreversibile, con il rischio di travolgere l’intero tessuto produttivo locale. Il primo cittadino ha sottolineato come quella idrica non possa più essere definita "emergenza", essendo ormai un appuntamento fisso di ogni estate. Ha inoltre accusato apertamente Siciliacque di agire come una società privata interessata soltanto a dividendi e profitti, ribadendo che i pozzi siciliani devono tornare nella disponibilità della collettività. Prende così forma un fronte trasversale per la ripubblicizzazione.
La gestione affidata a Siciliacque dal 2004 è stata bollata come un "fallimento" dal deputato Ismaele La Vardera (Controcorrente).






