Il countdown è iniziato e dura appena settantadue ore. Con un documento durissimo e ad altissima tensione istituzionale datato 31 maggio 2026, l'Azienda idrica comuni agrigentini ha lanciato un vero e proprio ultimatum a Siciliacque. L'oggetto è chiaro e non ammette repliche: una diffida formale per ottenere l'immediato incremento della fornitura idrica necessaria a un territorio ormai allo stremo, proprio alle porte di una stagione estiva che si preannuncia drammatica.

L'atto, firmato congiuntamente dal direttore generale Francesco Fiorino, dalla presidente del consiglio d'amministrazione Danila Nobile e dal presidente dell'assemblea dei sindaci Salvatore Di Bennardo, mette nero su bianco una situazione di emergenza che rischia di degenerare in tempi rapidissimi. Secondo i vertici di Aica, le ripetute richieste di aumento della risorsa idrica avanzate nei tavoli tecnici sono rimaste prive di un adeguato riscontro operativo. Un silenzio giudicato inaccettabile e contrario ai principi di leale cooperazione istituzionale, soprattutto alla luce del fisiologico aumento della domanda estiva e del già conclamato stress idrico della provincia.

Il servizio idrico, ricorda l'azienda pubblica, è un bene essenziale direttamente collegato alla dignità umana, alla salute pubblica e alla tenuta dell'ordine pubblico. Lasciare a secco un'intera provincia significa esporre a rischi intollerabili non solo i privati cittadini, ma anche le utenze cosiddette sensibili: ospedali, strutture socioassistenziali e scuole.