Sabato 20 giugno Mirela ha completato la sua (ultima) attività in bici, pubblicando, come faceva sempre, il percorso su una delle app che i ciclisti utilizzano per tenere conto dei km e dei progressi in sella. La foto che vedete è il suo ultimo selfie e la ritrae sorridente, come sempre. L'indomani la sua uscita è stata interrotta per sempre, non è riuscita a completarla, un pirata della strada l’ha travolta e uccisa, finendo contromano, nella corsia opposta in una stretta stradina di montagna, a pochi km da Palermo, su una curva cieca, durante un sorpasso di tre auto, proprio mentre arrivava il gruppetto di ciclisti che stava per tornare a casa. Un gesto incosciente, assurdo, in assoluta violazione del Codice della strada; una delle tante manovre che uomini e donne alla guida compiono di continuo e con criminale leggerezza sulle strade provocando una strage ormai quotidiana. Mirela Nicoleta Rusu è morta il 21 giugno prima di aver compiuto 41 anni, condividendo lo stesso tragico destino della 14enne a cui aveva dedicato il suo ultimo pensiero, la sera di sabato, quando aveva condiviso un post sui social, sconvolta dalla morte di Adele Cobelli, giovane promessa del ciclismo, uccisa poche ore prima da un pirata della strada a Lavis, in Trentino. L’autore del post è Cristian Licata e le sue parole, ripubblicate da Mirela, sono state nei giorni seguenti condivise da centinaia di persone. “Quando ci passate accanto, spesso sfiorandoci, dovete sapere che noi non abbiamo carrozzeria, airbag, niente. Abbiamo solamente una maglietta e la speranza che stiate guardando la strada. Un messaggio letto al volo, uno sguardo sul cellulare, un secondo. Basta quello per uccidere una persona che si sta allenando. Non è una fatalità. È una scelta. Serve una vera rieducazione alla guida. Serve che chi uccide per una distrazione banale come il telefono paghi davvero, con sanzioni pesanti e certe. Perché se il prezzo di guardare uno schermo mentre guidi è la vita di qualcuno, quel prezzo deve ricadere su chi guida, non su chi pedala. Io e gli altri ciclisti vogliamo solo tornare a casa, come voi. Rallentate, guardate la strada e tenete il telefono giù”.