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Lara Sirignano

Palermo, la donna travolta in bici aveva scritto: «Abbiamo solamente una maglietta e la speranza che stiate guardando la strada»

Poche ore prima di montare in bici, la sua grande passione, aveva ripostato il commento di un amico alla tragedia accaduta ad Adele Cobelli, promessa della mountain bike morta sabato a Trento, a quattordici anni, nello scontro frontale con un’auto durante un allenamento. «Quando ci passate accanto, spesso sfiorandoci, — c’era scritto — dovete sapere che noi non abbiamo carrozzeria o airbag. Abbiamo solamente una maglietta e la speranza che stiate guardando la strada. Io come altri ciclisti vogliamo solo tornare a casa, come voi».

Ma Nicoleta Mirela Rusu, 41 anni, origini romene ormai da anni a Palermo, a casa non è tornata. Uscita, ieri, in bicicletta insieme ad altri tre, tra cui il fidanzato, è stata travolta da una macchina e uccisa sul colpo. «C’è piombato addosso all’improvviso», hanno raccontato i superstiti, una testimonianza ascoltata da polizia municipale e carabinieri che indagano sull’incidente. Pochi i dubbi sulla dinamica: il veicolo, la Fiat 500 X che ha ucciso la donna, era guidato da un 38enne, Giuseppe Lucia, ora accusato di omicidio stradale. L’automobilista, che percorreva la statale per Monreale, ha azzardato un sorpasso in curva in un tratto in cui la strada è molto stretta, nonostante fosse vietato, e ha invaso la corsia opposta piombando sui ciclisti. A guidare l’escursione era il fidanzato di Nicoleta, Andrea Calandra, che è riuscito a schivare la macchina. Sotto choc, dopo l’incidente, è stato portato al Pronto soccorso. Aveva conosciuto Nicoleta quattro anni fa. La coppia stava organizzando il matrimonio.