L'ultimo licenziato è il generale Chris Donahue, da un anno e mezzo comandante delle Forze armate americane in Europa e in Asia. Donahue, 56 anni, ha gestito, insieme con altri ufficiali, la disastrosa ritirata dell'esercito Usa dall'Afghanistan, nell'agosto del 2021. All'epoca era a capo dell'82esima Divisione aviotrasportata. Una foto lo ritrae mentre si imbarca, ultimo militare straniero, su un cargo in partenza da Kabul.

Donahue dovrebbe lasciare «spontaneamente» il comando la settimana prossima, con tanto di cerimonia formale per il passaggio delle consegne al «Lieutenant General» Kevin Admiral.

La notizia è filtrata sulla stampa Usa, senza alcun commento ufficiale del Pentagono. Del resto, il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, si è comportato così anche in tante altre occasioni. In circa un anno e mezzo di mandato, Hegseth ha licenziato e/o degradato 25 alti ufficiali, includendo Donahue. La lista comincia con l'allontanamento di Charles Q. Brown, il secondo generale afroamericano a ricoprire la carica più importante: capo di Stato maggiore delle forze Armate (il primo era stato Colin Powell). Licenziata anche l'ammiraglio Lisa Franchetti, la prima donna a guidare la Marina e la prima a partecipare alle riunioni dello Stato Maggiore. Era stata scelta dall'Amministrazione Biden. Il quotidiano britannico Guardian, il mese scorso aveva calcolato che il 60% degli ufficiali silurati fossero afroamericani o donne. Motivo? Secondo Hegseth molte carriere sono state favorite dalla cosiddetta cultura «woke», nel segno del riequilibrio tra le etnie e i generi. Il Segretario, invece, rivendica una gestione delle promozioni basate sul merito. APPROFONDISCI CON IL PODCASTPeccato, però, che nessuna rimozione, compresa l'ultima di Donahue sia stata giustificata con motivazioni oggettive, collegate a eventuali errori o mancanze di servizio. Probabilmente, allora, ci sono altre spiegazioni. Una la ritroviamo in un paragrafo del «Project 2025», la guida per la rivoluzione trumpiana messa a punto dalla Heritage Foundation, il centro studi conservatore di Washington. Nel capitolo dedicato al Dipartimento della Difesa, si legge: «L'avanzamento strisciante nella gerarchia è pervasivo. Il numero degli ufficiali è il più alto di tutti i tempi, (superiore anche al livello della Seconda guerra mondiale) e l'attuale esperienza sul campo di battaglia di questi officiali è la più bassa di sempre. Il futuro presidente dovrebbe limitare il continuo avanzamento di molti dei quadri esistenti, promossi dalle precedenti Amministrazioni per ragioni diverse che dalla loro capacità bellica».Ecco, dunque, un altro criterio: promuovere solo chi ha esperienza diretta nelle guerre. Ma, ancora una volta, nella serie dei bocciati ci sono figure che avevano partecipato direttamente a diversi conflitti. Lo stesso Donuahue, per fare solo un esempio, è stato comandante della Delta Force, le unità speciali dell'esercito impegnate nella guerra in Iraq e in Afghanistan. In realtà, la manovra di Hegseth risponde anche a un'esigenza politica: centralizzare il più possibile il comando, azzerando le possibili obiezioni e riserve dei generali più esperti, più competenti e, spesso, più critici rispetto alle scelte di Donald Trump. Non ultimo: la decisione di attaccare l'Iran il 28 febbraio scorso. Oppure la pressione esercitata anche in modo brutale sugli alleati europei. Il 18 giugno, Hegseth, nel corso della riunione ministeriale della Nato a Bruxelles, ha annunciato «una revisione profonda» dello schieramento militare americano in Europa. Lo ha fatto senza neanche avvertire il Comandante supremo delle Forze armate alleate in Europa, il cosiddetto «Saceur». È una carica che, da quando è stata costituita l'Alleanza Atlantica, è occupata da un americano. L'attuale «Saceur» è il generale dell'Aeronautica statunitense, Alex Grynkewich.