Paolo Gori, cucina in compagnia di persone che non ci sono più. Succede quando prepara il peposo, quando assaggia una minestra, quando controlla il tempo di cottura del baccalà. In cucina capita. Le ricette hanno memoria lunga e certe voci restano attaccate ai gesti. Andrea Gori serve i vini dopo aver ascoltato il racconto dei produttori e li trasmette da sempre ai suoi avventori. La notizia che porta la cucina della trattoria Burde allo Starhotels Michelangelo di Firenze assomiglia a un trasloco di famiglia, con le pentole e i bicchieri carichi di centoventicinque anni di racconti e una città intera che, in fondo, conosce già il sapore di quella storia.

I fratelli Gori negli ultimi anni hanno allargato i confini di un'avventura che era rimasta raccolta attorno alla sede di via Pistoiese. Hanno preferito muoversi come si muovono i vignaioli quando cercano un nuovo appezzamento: con curiosità e prudenza. Prima sono arrivati i progetti in Valdarno, adesso il ritorno verso il centro di Firenze attraverso una nuova casa che consentirà a molti appassionati della trattoria di ritrovare la cucina dei Gori anche la sera e nei giorni festivi.

Dal primo luglio Burde apre infatti allo Starhotels Michelangelo Firenze, una struttura che appartiene al principale gruppo alberghiero privato italiano. A rendere possibile l'incontro è stato il lavoro di Fedegroup, realtà specializzata nella ristorazione alberghiera che da oltre vent'anni mette in relazione alberghi, cucine e territori cercando di far dialogare mondi che troppo spesso si ignorano. La sfida era delicata. Burde non è soltanto una trattoria storica. È uno di quei luoghi che i fiorentini utilizzano come punto di riferimento sentimentale e gastronomico. La famiglia Gori custodisce una cucina che ha attraversato guerre, trasformazioni sociali e mode passeggere continuando a parlare la lingua della città.