Mentre il confronto sulla nuova legge elettorale entra nel vivo e i margini per chiudere la partita si assottigliano, Paolo Pombeni analizza gli equilibri politici che accompagnano la riforma. Dal centrodestra alle prese con nuove tensioni al centrosinistra ancora in cerca di un baricentro, il politologo Paolo Pombeni su Formiche.net mette in guardia dai rischi di un sistema che potrebbe non ridurre l’astensionismo e produrre una stabilità soltanto apparente
I ben informati ipotizzano come deadline subito dopo l’estate. Da una parte c’è il premier Giorgia Meloni che glissa su quando effettivamente si andrà a elezioni. Dall’altra il ministro leghista Giancarlo Giorgetti che, difendendo le battaglie identitarie del partito, dice che si arriva a scadenza naturale del mandato (ottobre 2027). Una cosa è certa: se davvero la maggioranza intende mettere mano alle regole del voto, il tempo a disposizione si sta assottigliando. Sullo sfondo c’è un quadro politico in continua evoluzione, con un centrodestra alle prese con nuove tensioni interne – ed esterne, leggasi Vannacci – e un centrosinistra ancora impegnato nella ricerca di una formula competitiva. Per il politologo Paolo Pombeni, però, il vero nodo non è soltanto il sistema di voto, bensì la capacità della politica di recuperare consenso e partecipazione.













