Lo stop istruttorio della Corte dei Conti sull’uscita della sanità calabrese dal commissariamento ha riacceso lo scontro politico in Consiglio regionale e a Roma. La richiesta di chiarimenti indirizzata al Governo non ha prodotto soltanto un effetto amministrativo, con la sospensione dei termini del controllo preventivo sull’atto approvato dal Consiglio dei ministri. Ha prodotto soprattutto un terremoto nella narrazione costruita negli ultimi mesi dal centrodestra attorno alla fine della gestione straordinaria.

La vicenda tocca direttamente il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che negli ultimi anni ha svolto anche le funzioni di commissario alla sanità. Ma investe anche il Governo nazionale, a partire dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che il 30 settembre, a Lamezia Terme, in piena campagna elettorale, aveva annunciato: “Abbiamo avviato l’iter per la fine del commissariamento della sanità in Calabria”. Ora, dopo i rilievi della magistratura contabile, le opposizioni parlano di propaganda, di conti non chiari, di procedura fragile e di una sanità usata come terreno di scontro politico. Il punto comune delle critiche è uno: l’uscita dal commissariamento non può essere presentata come un trofeo se non è fondata su dati solidi, atti completi e servizi realmente garantiti ai cittadini.