Sanità in Calabria, la Corte dei conti si esprime: 30 giorni per chiarire la fine del commissariamento

Trenta giorni di tempo per chiarimenti, tanti, sulla delibera che il 10 aprile scorso ha dichiarato l’uscita dal commissariamento per il sistema sanitario calabrese. Una doccia freddissima consegnata dalla Corte dei conti alla presidenza del Consiglio dei ministri e resa nota da Repubblica in un articolo a firma di Giovanna Vitale. Al centro proprio il decreto effettivamente licenziato il 22 aprile scorso, la cosiddetta “procedura di cessazione del mandato commissariale per l’attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario della Regione Calabria” e consegnato alla Corte dei conti per le verifiche soltanto il nove giugno.

Qui i giudici contabili si chiedono anche perché a proporne la fine è stato il ministero degli Affari regionali guidato dal leghista Calderoli e non, come in realtà dovrebbe accadere, i ministeri dell’Economia e della Salute. Questione che alimenta nuovamente le polemiche sul doppio “patto” romano di Occhiuto con il governo amico e il sostanziale via libera alle pre-intese per l’Autonomia differenziata in conferenza delle Regioni pochissimi giorni prima il decreto di fine commissariamento. Ipotesi che Occhiuto, in conferenza stampa il giorno dopo la decisione del Cdm, rispedì categoricamente al mittente.