| 24 Giugno 2026 10:51 |

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ROMA (ITALPRESS) – Dieci anni fa la Legge 232/2016 ha introdotto un modello che nel tempo si è affermato come riferimento a livello europeo, contribuendo a coniugare accesso ai farmaci biosimilari, libertà prescrittiva del medico e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Oggi, mentre l’Italia si conferma tra i Paesi europei con il più elevato utilizzo di questi medicinali, quel modello è chiamato a confrontarsi con nuove sfide: Negli ultimi anni, i modelli di gestione delle gare si sono sempre più orientati a ottenere il massimo risparmio nel breve periodo. Questo ha portato a una maggiore pressione sui prezzi e a una concentrazione dei volumi sul primo aggiudicatario. Tuttavia, queste dinamiche sollevano alcune criticità, in particolare sulla sostenibilità del mercato, sulla continuità delle forniture e sulla capacità complessiva della catena di approvvigionamento di resistere agli imprevisti.

È da qui che ha preso avvio il confronto promosso dall’Italian Biosimilars Group (IBG) di Egualia dal titolo “Biosimilari in Italia, 10 anni dalla Legge 232/2016 tra governance, sostenibilità e nuove sfide” organizzato a Roma con la partecipazione di istituzioni, comunità scientifica, associazioni di pazienti e operatori del settore per fare il punto sui primi dieci anni di applicazione della norma e discutere le prospettive future della governance dei biosimilari in Italia.