In Cassazione erano intervenuti anche l'avvocata Samanta Barbaglia per l'imputato e il legale Nicodemo Gentile, che assiste Franco Tramontano, padre di Giulia. La Cassazione mette in luce una serie di "fratture" nelle motivazioni di quel verdetto di secondo grado, ritenendo fondata, in sostanza, la "collocazione temporale dell'insorgenza del proposito criminoso dalle ore 15 alle 19" del giorno del delitto e la "comprovata finalizzazione della condotta di somministrazione della sostanza tossica, tenuta sin dal dicembre 2022". E ciò per provocare in alternativa "la lesione o la morte della vittima, procurando l'aborto". Per la Suprema Corte, "l'intenzione" dell'omicidio, poi, può essere ricondotta "a qualche ora prima", quando Impagnatiello venne a sapere quel pomeriggio "dell'appuntamento forzato al quale egli non aveva proprio intenzione di prendere parte", ossia l'incontro tra Giulia Tramontano e l'altra donna con cui lui aveva una relazione parallela.Poi, la sentenza d'appello, si legge, ha trascurato quell'aumento di dosi di veleno per topi "nell'ultimo mese e mezzo" e le sue ricerche online di informazioni su "veleni letali" e "veleni mortali fatti in casa". In più, il 7 gennaio del 2023, "due giorni dopo avere dissuaso la compagna dal sottoporsi all'aborto programmato", il barman aveva cercato on line "quanto veleno per topi è necessario per uccidere una persona? Veleni inodori e insapori". Nel processo d'appello bis, dunque, si dovrà rivalutare la premeditazione, tenendo conto, scrivono i giudici, dei "principi di diritto" indicati nella sentenza e del "complessivo svolgimento dei fatti relativi al rapporto tra imputato e vittima" dal dicembre 2022 e con "particolare riguardo al pomeriggio del 27 maggio 2023".
Omicidio Tramontano, la Cassazione: "Voleva ucciderla da mesi"
La Cassazione evidenzia elementi che farebbero risalire di mesi il piano di Alessandro Impagnatiello per uccidere Giulia Tramontano.













