MILANO. La Corte di assise di appello di Milano non avrebbe valutato correttamente la premeditazione dell’omicidio di Giulia Tramontano. Lo sostiene nelle sue motivazioni la Corte di cassazione che lo scorso 9 aprile ha disposto un nuovo appello bis per Alessandro Impagnatiello, condannato all’ergastolo per aver ucciso la fidanzata incinta di 7 mesi il 27 maggio 2023. Secondo i Supremi giudici ci sono elementi per «dimostrare che l’idea» nella testa di Impagnatiello di uccidere Giulia Tramontano «fosse già emersa molti mesi prima» della sera in cui l’allora barman aggredì con oltre 30 coltellate la ventinovenne nel loro appartamento a Senago, in provincia di Milano.
I giudici di secondo grado avrebbero trascurato di valutare «l'incremento della somministrazione di veleno per topi», nelle bevande che Impagnatiello preparava alla ragazza «proprio nell'ultimo mese e mezzo». E che comunque la sua «intenzione omicidiaria» nel giorno dell’omicidio si può ricondurre «a qualche ora prima». I giudici d'appello - riassume la Suprema Corte nella motivazione anticipata dall’Ansa - hanno «escluso la fondatezza della tesi per la quale la somministrazione del veleno era finalizzata a provocare, anche alternativamente, la morte della compagna, finendo così per collocare l'insorgenza del proposito omicidiario» di Impagnatiello solo alle ore 17 del 27 maggio di tre anni fa. E così escludendo, di fatto, la premeditazione.












