Mark Rutte inguaia il governo di Giorgia Meloni. Perché mentre l’operazione americana contro l’Iran denominata Epic Fury faceva temere per un conflitto globale dopo gli attacchi americani e israeliani iniziati il 28 febbraio scorso, in Europa le varie cancellerie si affrettavano a garantire che nessuna base sul proprio territorio era servita per azioni militari a sostegno di una guerra che violava il diritto internazionale. Ma il segretario generale della Nato, in un’intervista a Fox News, ha raccontato un’altra realtà: “Se si guarda a tutta l’Europa, si parla di un numero compreso tra 4mila e 5mila missioni di volo” partite dalle basi americane nel vecchio continente. E prende ad esempio l’Italia come il caso dai numeri più elevati. “Comprendo perfettamente la delusione, ma se prendiamo ad esempio l’Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione. Quindi si tratta di un numero enorme”.
Questo, va precisato, non significa che l’Italia abbia permesso a 500 tra caccia e droni armati di sollevarsi dalle piste sul proprio territorio per andare a colpire obiettivi in Iran, con quella che si sarebbe tradotta in una partecipazione attiva di Roma al conflitto. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva precisato che gli accordi bilaterali Italia-Usa del 1954 prevedono che Roma offra sempre le proprie basi in ambito logistico, escludendo quindi il loro utilizzo, in questo specifico caso, per operazioni di guerra. Va anche precisato che il numero fornito da Rutte, se confermato, risulta essere molto alto e squilibrato rispetto anche ad altri Paesi europei, con la consapevolezza che il confine tra operazioni militari e supporto logistico non è così definito come si può pensare. Per fare un esempio, se un drone non armato o un aereo da ricognizione parte da una delle basi Usa in Italia per compiere operazioni di ricognizione o mappatura nell’area del Golfo, formalmente sta svolgendo supporto logistico alle truppe Usa nella Penisola. Ma potrebbe anche servire a individuare obiettivi da colpire al confine iraniano o tra le milizie filo-Teheran presenti soprattutto in Siria, Iraq e Libano, partecipando quindi attivamente alle operazioni di guerra.










