Per chi dorme vicino a chi soffre di sindrome delle apnee notturne, il quadro è sempre lo stesso. Ogni notte. Prima il respiro si ferma, con una pausa che può durare anche molti secondi. Poi l’aria rientra nei bronchi e, spesso con un sonoro “russamento” che magari sveglia il/la partner, la respirazione riprende normalmente. Solo che in quei momenti di carenza di ossigeno cuore e arterie reagiscono: la pressione si impenna e addirittura nel tempo si può interferire con la placca aterosclerotica all’interno dell’arteria, che perde stabilità e quindi diventa più pericolosa.

Cosa fare per limitare i pericoli? Forse, in futuro, dovremo curare con attenzione il benessere dei batteri che vivono nell’intestino, veri e propri regolatori del benessere. Perché esiste un vero e proprio “filo rosso” che lega l’apparato digerente e la salute cardiovascolare, tanto da spiegare come mai l'apnea notturna aumenta il rischio di patologie di cuore e arterie. Negli animali da esperimento, disattivando un recettore degli acidi biliari chiamato FXR si è ridotto drasticamente l'accumulo di placche. Questo apre la strada a potenziali nuove terapie basate sui batteri dell’intestino e sui segnali chimici che inviano. A far balenare la prospettiva è uno studio presentato al convegno ASM Microbe 2026 dell’American Society for Microbiology, (prima autrice Celeste Allaband, dell'Università della California di San Diego).