La Cassazione: l'impiego di strumenti di intelligenza artificiale non esonera il difensore dal dovere professionale di verificare veridicità e pertinenza delle fonti
L’avvocato difensore che abusa dell’intelligenza artificiale rischia una sanzione pecuniaria aumentata alla cassa delle ammende. Il Sole 24 Ore dà conto oggi di una sentenza della Corte di Cassazione che parla delle conseguenze di un utilizzo improprio dei sistemi di intelligenza artificiale nell’ordinaria attività di difesa. La Terza sezione penale con sentenza n. 23006 dice che l’impiego di strumenti di intelligenza artificiale non esonera il difensore dal dovere professionale di verificare veridicità e pertinenza delle fonti richiamate.
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Non solo. Sempre secondo il Palazzaccio l’allegazione di precedenti inesistenti, alterando il corretto contraddittorio, è condotta sintomatica della maggiore intensità della colpa rispetto all’ordinaria proposizione di motivi generici o solo ripetitivi. L’articolo 616 del codice di procedura penale conente di graduare la sanzione «tenuto conto della causa di inammissibilità», e con il principio costituzionale per cui la sanzione pecuniaria è pienamente legittima quando l’inammissibilità è imputabile a comportamento colpevole del ricorrente.









