Ci avviciniamo al 2030 con le braghe calate. Dal 2009, anno in cui sono stati definitivi i 9 limiti del pianeta dall’equipe di scienziati guidati da Johan Rockstrõm anziché correre ai ripari si sono superati 7 limiti su 9 ed è inutile nascondersi dietro le buone intenzioni piuttosto che affidarsi alla crudeltà dei dati. Così, mentre la società umana si avvia in pericolosi territori inesplorati, nel dibattito politico ci si avvita su sterili slogan elettorali. Intanto le piattaforme digitali globali dei vari miliardari promuovono forsennate abitudini neoliberiste di acquisto e lavoro cognitivo senza stop, allontanando i cittadini da qualsiasi reazione, interesse e impegno sul tema.

In Italia, il 10% più ricco delle famiglie italiane possiede più della metà (il 59,9%) di tutta la ricchezza nazionale (dati Oxfam). Non è un caso, ma l’esito di un modello che ci vede lavorare 354 ore (un dato in crescita negli ultimi anni rispetto alle rilevazioni di De Masi riportate nella ricerca Cultura 2030) all’anno più dei tedeschi, con benefici per il 5% dei più ricchi che dal 2010 a metà 2025, hanno rastrellato il 91% della ricchezza di oltre 2.000 miliardi di euro prodotti.

Per questo, considerato che il controllo dell’informazione è in mano agli uomini più ricchi del paese, i giornalisti e gli editori aggrediscono qualsiasi politico che affronta il tema della tassazione dei potenti.