Via libera senza condizioni alle nozze tra Saipem e Subsea7.

La fusione italo-norvegese ha superato lo scoglio regolatorio più arduo, ottenendo l’approvazione del Cade, l’autorità antitrust del Brasile.

La decisione, anticipata nella notte italiana del 23 giugno da Reuters, può ancora essere oggetto di ricorso da parte dei soggetti che si sono opposti all’operazione, ma intanto fa segnare un punto importante a Saipem e a Subsea7 nel percorso verso il traguardo, previsto entro novembre 2026.

Lo snodo brasiliano ha assunto una particolare rilevanza nell’iter verso la futura Saipem 7, come si chiamerà il gruppo generato dalla fusione, che si preveda possa contare circa 21 miliardi di euro di ricavi, oltre 2 miliardi di ebitda e un portafoglio ordini intorno ai 43 miliardi di euro.

Considerato uno dei più sensibili per il peso delle attività offshore in acque profonde, il Brasile ha visto la mobilitazione di alcuni grandi operatori del settore, tra cui Petrobras, Exxon Mobil e TotalEnergies, che avevano contestato l’operazione sostenendo che la fusione avrebbe potuto ridurre la concorrenza nei servizi subsea e nelle attività di installazione offshore, anche se le posizioni in qualche caso si erano progressivamente ammorbidite.