L’omaggio all’aretinità, quel tanto che basta per esaltare dna e radici. Aretini sì, fino in fondo e così sia. Ma c’è anche chi si occuperà di assicurare la longevità con servizi mirati. Flash da Palazzo Cavallo nel giorno del nuovo governo. Quando si apre la porta della sala del camino, i protagonisti del Comanducci I sono tutti ai loro posti. Seduti attorno al tavolo e da oggi ognuno alla scrivania delle tolde di comando. Obiettivo-imperativo: cambiare passo e far crescere la città. E’ la prima delega che il sindaco assegna ai suoi assessori, tenendo ben ferma la barra di navigazione, come dimostrato nella composizione di un puzzle complicatissimo che per giorni ha tenuto in stand by l’avvio dell’azione di governo. Tutto in 48 ore: strigliata ai partiti, accelerazione e squadra fatta. Il “fortino” civico di Fare chiude in cassaforte le deleghe più pesanti. Solo due assessori “ghinelliani”, entrambi esperti e per questo destinati anche a calibrare il mix tra debuttanti ed esperti di lungo corso: Lucia Tanti e Alberto Merelli. Esattamente come aveva chiesto Comanducci nella mediazione con i partiti, non uno di più. Il sindaco si tiene turismo, affari legali, politiche sanitarie, sicurezza e polizia locale, stampa e informazione. Al “fratello” Gianfrancesco Gamurrini la poltrona di vicesindaco e i dossier su opere pubbliche, manutenzione, mobilità e traffico, Giostra del Saracino. Angiolino Piomboni, uomo-macchina del team civico, girerà le deleghe su un assessorato-chiave: urbanistica, edilizia, patrimonio, ambiente. L’esperto di innovazione e nuove tecnologie completa il tridente d’oro di Fare: è Francesco Marcantoni che guiderà la transizione digitale, ma si occuperà anche di sviluppo economico e impresa, Fiera Antiquaria ed eventi. Fratelli d’Italia rivoluziona gli assetti, dopo il monito di Comanducci sulle quote rosa, tutte ripartite tra meloniani e azzurri. E qui c’è la prima sorpresa: Francesca Lucherini è fuori dalla giunta. E, dicono dall’entourage meloniano, che non l’abbia presa bene. Fino alla sera precedente il suo nome era dato tra i più sicuri in giunta, ma ieri mattina tutto era cambiato. Anche l’opzione Monica Giommetti è tramontata in una manciata di ore, quelle più concitate della chiusura del cerchio. Entrano due “matricole”: Natalie Dentini, giovanissima esperta di cultura, che per l’appunto, seguirà lo stesso dossier insieme alle politiche giovanili. È sua, ad esempio, la "regia" del Nume festival di Cortona. Debutto anche per Rossella Sposato (assente alla presentazione della squadra perché impegnata all’estero): a lei il sindaco ha affidato politiche sociali, personale, provveditorato, finanziamenti europei. Chiude la terna meloniana il “tesoriere” che resiste alle giunte che passano: Alberto Merelli. Che si tiene finanze, bilancio, tributi, partecipate. Assessorato strategico “per dare gambe ai progetti che il sindaco intende realizzare”. E lui è l’uomo delle risorse, quello che può dare disco rosso o verde alle casse comunali. Forza Italia sta in giunta con la lady di ferro Lucia Tanti che a questo giro, “conquista” deleghe politiche, ed è come se il ruolo di presidente del consiglio sfumato sull’altare delle quote rosa, le fosse stato cucito addosso nella squadra di governo: rapporti con il Consiglio Comunale, rapporti istituzionali, rapporti con l’università, famiglia, scuola, comparto orafo. New entry forzista è Maria Antonietta Di Tommaso, insegnante e giornalista: le sue competenze incrociano le deleghe a pari opportunità, sport, tutela degli animali e – novità assoluta - politiche della longevità. Cura per gli anziani, spiega Comanducci, servizi e iniziative dedicate. La Lega mantiene la delega “storica” e per certi aspetti identitaria delle politiche della casa, acquisisce quella all’immigrazione e integrazione, protezione civile e la delega che stabilirà un ponte con frazioni e periferie – tasto battuto più volte da Comanducci – oltre a due incarichi freschi, freschi: aretinità e cultura della memoria. "Coccola" la squadra il sindaco davanti alla selva di microfoni e forse pure se stesso quando ammette che è stato un lavoro complesso "incastrare tutto". Lo ha fatto gomito a gomito coi partii negli alti e bassi di una lunga mediazione. "Li ringrazio perchè insieme siamo riusciri a fare sintesi. E non era scontato". Ma se la squadra è fatta, non vuol dire che tutto è compiuto. Perchè per la giunta, Comanducci ha in mente un "tagliando" periodico "per verificare l’andamento nella gestione delle deleghe e dei progetti da realizzare", spiega nella primissima conferenza stampa insieme ai nove assessori, alcuni emozionati - vedi Gamurrini che torna a quel tavolo dopo molti anni e Di Tommaso che parla col groppo in gola. Già perfettamente calati nel ruolo i senior mentre le matricole prendono le misure col profilo istituzionale (la nuova ’veste’ per i prossimi cinque anni. Comanducci sottolinea il giusto mix tra "persone di esperienza e nuovi professionisti che porterano entusiasmo. Una squadra che rappresenta varie tipologie professionali e tutte orientate a lavorare per il bene della città". Il suo mantra, dal giorno della vittoria elettorale. Non sono escluse altre novità. Ora il frullatore della politica gira intorno alla casella della presidenza del consiglio: il sindaco non si sbilancia per sulla casella c’è la X di Fdi proiettata a sondare il fronte civico centrista, accarezzando l’idea di Marco Donati al timone del parlamentino. Questione tutta da verificare e affatto scontata. Ma alla voce "novità" nell’era Comanducci, si può leggere anche l’opzione sicurezza ora nel pacchetto del sindaco, al consigliere delegato Francesco Palazzini (FdI), da sempre sul dossier. Comanducci si mostra possibilista. E al tempo stesso dispiaciuto per quanti sono rimasti fuori, specialmente tra i meloniani. E non sono pochi.