di Stefano BrogioniFIRENZE"L’eran meglio quelli dell’anno scorso", si usa dire a Firenze alla fine dei fochi. "L’anno scorso invece per molti fiorentini i fochi sono stati più belli dei precedenti. Ecco, speriamo che anche stavolta si possa dire la stessa cosa". Scherza, ma non troppo, Claudio Bini, presidente dal 2019 della Società di San Giovanni Battista, alla vigilia dei festeggiamenti in programma oggi che raggiungeranno il clou nell’immancabile spettacolo pirotecnico.

Alle 22 in punto, come un colpo di cannone, si accenderanno le dodici postazioni di lancio poste dentro tre settori allestiti, su livelli diversi, in funzione della riuscita della coreografia, al piazzale Michelangelo.

A dare fuoco alle micce sarà, per il 48esimo anno consecutivo, la ditta Mazzone di Roccalbegna. Lo spettacolo durerà circa mezz’ora. Anche quest’anno, i fochi saranno donati alla Società di San Giovanni dalla Fondazione Cr Firenze.

"San Giovanni Battista è diventato patrono della città di Firenze in epoca cristiana, soppiantando il precedente protettore, il dio Marte, la cui statua ha ornato l’accesso al Ponte Vecchio fino al 1313 quando fu trascinata via da una piena dell’Arno e mai più ritrovata - ricorda Bini -. Di quell’antico retaggio pagano, Firenze ha conservato la tradizione dei fochi che festeggiavano il solstizio d’estate; dal tramonto del 24 giugno, infatti, la città era invasa dai “Fochi d’allegrezza”. Con i Medici, i fuochi artificiali ebbero un grande sviluppo, in particolare con Cosimo I, che fece fare alcune belle macchine in varie forme". Nella storia della città, i fochi sono stati accesi al Canto de’ Nelli, in piazza della Signoria, al ponte alla Carraia. E’ dagli anni ’20 del secolo scorso che, per dar modo alla più ampia platea di godere dello show pirotecnico, che i fochi si sono trasferiti al Piazzale.