Via i due vecchi cubilotti e spazio a due forni a induzione. Stop al carbone coke per far posto all’energia elettrica. È questo il cuore del progetto presentato lunedì dalla società Fonderie Pisano alla Regione Campania. Un progetto da realizzarsi a Fratte, in via dei Greci, al posto del vecchio stabilimento. Un progetto che permetterebbe agli imprenditori salernitani, se promosso, di rispettare quelle stesse Bat (le migliori tecnologie disponibili) la cui mancata applicazione ha portato alla revoca da parte della Regione Campania dell’Autorizzazione integrata ambientale per il vecchio stabilimento, e quindi alla sua chiusura. I Pisano, insomma, potrebbero riprendere la produzione e salvare i lavoratori dal licenziamento in attesa dell’individuazione di un sito su cui delocalizzare lo stabilimento, dato che a Fratte, seppur decarbonizzato, insisterebbe comunque su un’area ormai residenziale.

Estate e caldo estremo: come proteggere cani e gatti dai rischi dell'afa e delle alte temperatureDopo il rigetto dell’appello cautelare da parte del Consiglio di Stato, che ha lasciato chiuse le Fonderie Pisano ma ha dato agli imprenditori di Fratte la possibilità di presentare un progetto in grado di rispettare le Bat previste dall’Unione europea, gli stessi imprenditori hanno presentato alla Regione Campania il nuovo progetto da realizzarsi in via dei Greci. Nell’attuale stabilimento è già presente un forno elettrico. Il nuovo progetto prevede l’installazione di altri due forni elettrici a media frequenza: un investimento di non pochi milioni di euro. Il progetto dovrà ora passare al vaglio degli organi competenti entro 90 giorni. Solo successivamente potrebbe essere convocata una nuova conferenza di servizi per sottoporre lo stesso progetto agli enti coinvolti. E soltanto in caso di esito positivo i Pisano potranno iniziare a realizzare il nuovo piano a Fratte. In ballo, insomma, ci sono tempi tutt’altro che trascurabili. E proprio questo spinge i lavoratori a lanciare un appello a «fare presto» alla Regione Campania. «Noi ci aspettiamo tempi stretti da parte della Regione - afferma la rsu Mimmo Volpe - perché prendere una decisione tra 90 giorni potrebbe mettere l’azienda spalle al muro e portarla alla chiusura definitiva. Noi adesso siamo in cassa integrazione, però i tempi stringono». Giornata mondiale Fshd 2026, il XII convegno nazionale: monumenti di tutta Italia illuminati d'arancioLa paura è che, allungandosi i tempi per l’eventuale realizzazione del nuovo progetto a Fratte, i Pisano possano perdere interesse a investire e quindi decidere di chiudere definitivamente i battenti della fabbrica. Al contrario, riuscire a realizzare il progetto in via dei Greci, «non solo darebbe respiro all’azienda e quindi a noi lavoratori, permettendo nel frattempo di individuare un sito su cui delocalizzare, ma potrebbe essere propedeutico alla delocalizzazione stessa», spiega Volpe. In sostanza, secondo gli operai il progetto di Fratte dimostrerebbe il rispetto delle Bat, oltre che la mancanza di cattivo odore, e quindi potrebbe far cadere le barricate innalzate ovunque contro i Pisano. L’obiettivo finale, infatti, resta sempre lo stesso: realizzare uno stabilimento ex novo in un luogo diverso da Fratte. La consapevolezza è che Fratte è ormai zona residenziale e quindi le fonderie dovrebbero comunque essere delocalizzate. In quest’ottica, l’avvio del nuovo iter autorizzativo sullo stabilimento di Fratte è visto come step transitorio per scongiurare la perdita totale dei clienti, la quale rischierebbe di vanificare anche la prospettiva di un nuovo impianto. «Ora ci aspettiamo anche - afferma Volpe - che venga programmato il tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy con la presenza del ministro Urso per l’individuazione di un sito e la realizzazione di un nuovo impianto. Aspettiamo anche di essere ricevuti dal sindaco Vincenzo De Luca, al quale abbiamo inviato una lettera per chiedere un incontro» e ribadire «la necessità che tutte le istituzioni e, in questo caso, anche la nuova amministrazione comunale, si attivino, ciascuna per le proprie competenze, affinché quel progetto si realizzi». La lettera, protocollata lo scorso 3 giugno, al momento non ha ricevuto alcuna risposta.