Entri nel teatro grande e sul tuo telefonino appare un combattimento tra gladiatori. Indirizzi la telecamera verso il Vesuvio e vedi l’eruzione pliniana del 79 d.C. Ti aggiri per le domus più conosciute e mosaici, affreschi, colori rivivono. L’intelligenza artificiale e la realtà aumentata entrano a Pompei, in un connubio tra passato, presente e futuro. Un app, Portyl, disponibile già da oggi per diversi punti di interesse della città degli scavi. «Un’app con la quale vogliamo coinvolgere tutti, ma che ha alla base un immenso lavoro archeologico e scientifico. Che ovviamente si può sempre migliorare. Intelligenza artificiale e tecnologie digitali rappresentano una rivoluzione democratica per la fruizione del patrimonio culturale. Ma dobbiamo vigilare» avverte il direttore Gabriel Zuchtriegel.

Pompei, rivive la domus di Fabio RufoL’occasione per presentare il progetto la offre la riapertura della Casa del Citarista, altro evento nell’evento. Una delle domus più importanti di Pompei, appartenute a una famiglia osca, quella dei Popidii. Che divenne importante soprattutto in età augusteo, praticando il culto dell’imperatore. Con l’app sarà possibile rivedere lo stupendo pavimento a mosaico conservato attualmente al Mann e che ornava una delle stanze di una casa che occupava quasi un’intera insula. O anche l’originario Apollo Citarista, anche questo esposto al Mann, o il gruppo dei cinghiali, raffrontandolo con le copie della Fonderia Chiurazzi di inizio ‘900 rimesse nella domus. L’immensa banca dati digitale del parco archeologico è stata riversata nei server di Histoury Inc, società di Dallas, che ha tradotto in immagini e suoni, spiegate in 28 lingue, com’era la Pompei del ‘79. Da oggi e sino al 15 luglio l’app, scaricabile da diversi pannelli QR nel parco, sarà disponibile gratuitamente. E saranno visibili altri luoghi simbolo con il Foro, l’anfiteatro, il teatro grande e l’Odeon. Dopo diverrà a pagamento, offrendo gratuitamente nella versione base, tre contenuti gratuiti, la basilica, il quadriportico e l’esterno dell’anfiteatro. Tutti gli altri contenuti immersivi saranno a pagamento al costo di 15 euro. Contenuti che saranno visibili ancora per due settimane dall’acquisto. In alternativa presso la biglietteria, il bookshop e gli infopoint gestiti da Opera Laboratori Fiorentini, si può noleggiare un tablet con l’app inclusa per 20 euro. Una tecnologia all’avanguardia che ha anche un’anima napoletana, grazie a Davide Borriello che lavora per l’americana Histoury e che ha avuto l’enorme pregio di proporre il progetto al parco. «E immagino che siamo l’unico sito Unesco a offrire un’esperienza del genere. Anzi, che io sappia, al mondo non dovrebbe esisterne una simile, e in più in una realtà tanto grande». Un progetto che si è sostanziato negli ultimi due anni. «Il nostro fondatore, Todd Porter, che ha sposato una donna di Portici, 14 anni fa era stato a Ercolano. E già aveva immaginato una cosa del genere. Ora è diventata realtà. E noi come azienda abbiamo preso i nostri rischi, assumendoci l’onere di mappare il teatro grande. E quando il direttore Zuchtriegel e gli altri dirigenti hanno visto come lavoriamo il progetto si è sostanziato». Portyl utilizza un sistema di geofencing basato sul segnale Gps per riconoscere la presenza fisica del visitatore all’interno delle aree abilitate. Questa tecnologia consente un allineamento estremamente preciso tra gli ambienti ricostruiti e la sua posizione reale, permettendo un utilizzo senza interruzioni. In pochi secondi, il visitatore viene posizionato virtualmente nel punto in cui si trova fisicamente, potendo osservare l’ambientazione storica ricostruita e riportata in vita. In pratica in una domus SI può passare da una stanza all’altra, con le immagini che si aggiornano in tempo reale. E il progetto è servito anche per rielaborare un nuovo modello digitale della Casa del Citarista, scavata a partire dal 1853, in cui molti affreschi e reperti sono stati portati al Mann. Sono state condotte nuove ricerche, insieme a Francesco Colace, del dipartimento di Ingegneria industriale dell’università di Salerno, e a Luisa Ferro della facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Il modello è stato costruito con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale e ha fornito una base scientifica per l’app che viene messa a disposizione del pubblico. Inoltre, è stato pubblicato un libro dal titolo L’Apollo di Pompei: ricostruzione di un capolavoro classico, a cura di Zuchtriegel. Il libro sostiene che la statua dell’Apollo Citarista, ovvero dell’Apollo suonatore di cetra (in realtà più verosimilmente di una lira), che a lungo è stata ritenuta un’invenzione classicistica di epoca imperiale, in realtà è una copia fedele di un originale greco di V secolo a.C., di cui si conservano altre copie, in tutto una decina. Tra esse, la statua di Pompei è l’unica in bronzo, mentre le altre sono realizzate in marmo.