L’emergenza24 giugno 2026 alle 01:01L’appello dei sindaci che temono una nuova impennata degli arrivi
«Avendo conosciuto il dolore, imparo a soccorrere chi soffre». Sono decenni che i sindaci del Sulcis, terra martoriata da mille emergenze, si comportano con la stessa umanità che Didone, regina di Cartagine, nell’Eneide, dimostrò a Enea e ai naufragi sbarcati nella sua terra dopo la fuga dalla guerra di Troia. Cartagine, come Sulky del resto, era una florida colonia fenicia ed è forse anche per questo antico dna se la gente del Sulcis non si è mai tirata indietro nell’accoglienza allo straniero sin dai primi sbarchi di migranti dei primi anni Duemila: «Ma oggi quest’accoglienza – dicono i sindaci dei paesi in prima linea – ha bisogno di un sistema più strutturato. Troppe volte ci sentiamo soli».
Prima linea
I sindaci del Sulcis non nascondono la preoccupazione per via delle nuove norme europee sulla gestione dei migranti che potrebbero causare, prima che le stesse norme entrino in vigore, un’impennata degli arrivi. «Una situazione che ci preoccupa ogni giorno di più – dice il sindaco di Sant’Anna Arresi che, con Sant’Antioco, gestisce la maggior parte delle emergenze – per quanto la macchina dell’accoglienza sia strutturata, le fasi immediatamente successive allo sbarco sono quasi interamente sulle spalle del Comune che deve unire questa emergenza all’ordinario. Quando si segnala uno sbarco, tutte le forze disponibili in zona si mobilitano sino all’arrivo del personale di Frontex, ma fino a quel momento la gestione ordinaria del paese resta in sospeso. Se ci fosse un presidio fisso in zona di forze dell’ordine, si garantirebbe maggiore serenità anche a residenti, strutture ricettive e commerciali che comunque spesso si trovano faccia a faccia con i migranti. Siamo pronti a mettere le strutture a disposizione. Sino a oggi non ci sono stati problemi, ma se ci sarà un’impennata degli sbarchi la situazione potrebbe farsi preoccupante».








