Nel cuore del Mediterraneo, Lampedusa rappresenta il primo approdo per migliaia di persone in fuga da conflitti, persecuzioni e povertà. Secondo i dati Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), nel febbraio 2026 sono sbarcate sulle coste italiane 2.510 persone, il 72 per cento in più rispetto al mese precedente. Di queste, il 64 è arrivato sull’isola. Dietro ai numeri ci sono storie, volti e vite sospese, ma soprattutto una rete di operatori umanitari e volontari che ogni giorno trasformano l’emergenza in accoglienza. Abbiamo voluto incontrarne qualcuno, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, il 20 giugno, per capire come lavora e come riesce a sostenere l’inevitabile carico emotivo di questo impegno.
A Lampedusa, tra chi accoglie i migranti: il lavoro degli operatori tra sbarchi, traumi e speranza
«Il primo contatto è profondamente umano: una stretta di mano, un sorriso, un saluto nella loro lingua» racconta Federica Starinieri, operatrice di Unhcr che vive a Lampedusa dal 2023. Laureata in Scienze Internazionali e specializzata in azione umanitaria, ha scelto di trasferirsi sull’isola dopo aver compreso quanto la narrazione esterna fosse distante dalla realtà quotidiana. «Il mio primo giorno di lavoro» ricorda «ci furono più di 40 sbarchi e pensai che davvero Lampedusa fosse schiacciata dall’emergenza. Poi ho scoperto un sistema ben organizzato e soprattutto una dimensione umana, sostenuta anche dalla solidarietà concreta e silenziosa dei lampedusani».








