Se il mondo della musica un giorno salisse su un palco per chiedere scusa a qualcuno, quel qualcuno sarebbe di sicuro David Gray, il cantautore britannico, oggi alla soglia dei sessant’anni, che ha pubblicato un nuovo album Nightjar. Diciannove brani per un lavoro complesso e delicato, che si porta dietro innovazione e malinconia e che non lascia nessuna ombra di dubbio: David Gray non ha mai perso il suo tocco magico. Un «golden touch» che a fine anni Novanta e inizio duemila, lo aveva fatto addirittura arrivare sui giornali di mezzo mondo, grazie a White Ladder, dove veniva definito come il «nuovo Bob Dylan». Paragone totalmente inappropriato, considerato che David ha uno stile completamente diverso dal premio Nobel. Ma torniamo a Nightjar…la voce di David è rimasta intatta all’usura del tempo: graffiata e profonda, sempre in grado di darti i brividi, e anche capace di raccontarti come si sta da soli e come ci si innamora nonostante tutto, come ad esempio nel brano Alive o in Far From Here. Il sound è il suo: quel pianoforte immancabile per addolcire qualunque forma di amarezza, e poi la ricerca del nuovo, della tecnologia, che fanno però da contorno, un piccolo contorno che abbraccia e conserva una scrittura, quella di David, che non è mai stata paragonabile a quella di un altro. Quello che fa di un artista un autore diverso dagli altri è il suo marchio, saperlo riconoscere all’istante, e nonostante siano passati gli anni, tanti, in Nightjar vi accorgerete subito che David Gray non ha perso la sua magia.Aggiornamenti23/06/2026, 20:40 articolo aggiornato