Non c’è spirito di rivalsa in Nine Inch Noize. Non c’è la voglia di dimostrare qualcosa, né di ribadire nulla. C’è invece qualcosa di più raro: la curiosità. «Non so dove andrò da qui, ma prometto che non vi annoierò». Questa è la celebre frase pronunciata da David Bowie al concerto per il suo cinquantesimo compleanno tenutosi al Madison Square Garden nel 1997. Sono gli anni delle collaborazioni in studio e dal vivo fra Trent Reznor e il Duca Bianco. Ed è nel solco di quella lezione che può essere letto l’ultimo progetto dell’uomo dietro i Nine Inch Nails. Nine Inch Noize ha debuttato sul palco del Coachella 2026 dove Trent Reznor e Atticus Ross, insieme al produttore tedesco-iracheno Boys Noize (all’anagrafe Alexander Ridha) e a Mariqueen Maandig – moglie di Reznor e già sua compagna negli How To Destroy Angels – hanno allestito uno degli show più riusciti dell’edizione. Un’esibizione che è la naturale evoluzione del coinvolgente set elettronico visto durante l’ultimo tour mondiale dei Nine Inch Nails.La scaletta del disco segue quella del concerto.
I BRANI SCELTI – tre da Year Zero, un paio da Hesitation Marks, uno dalla recente colonna sonora di Tron: Ares, un pezzo degli How To Destroy Angels e la cover di Memorabilia dei Soft Cell, già b-side ai tempi di The Downward Spiral – non sono le scelte più ovvie. A dettare le scelte artistiche di Reznor non è infatti la nostalgia per i tempi che furono, ma la consapevolezza di chi sa di aver gettato le basi quarant’anni fa per costruire un universo sonoro dove le chitarre più pesanti e brutali possono coesistere con le sonorità elettroniche più abrasive senza stridere.








