Per tutti – in particolare per Lester Young che ne aveva coniato il curioso soprannome – era Lady Time, per via di quell’incredibile dinamicità vocale che le permetteva escursioni prodigiose nonché variazioni e citazioni (aveva una memoria musicale incredibile) tra un pezzo e l’altro. Ella Fitzgerald – di cui il 15 giugno è ricorso il trentennale dalla scomparsa – è stata fra le grandi interpreti americane quella che – forse – ha saputo confrontarsi con più generi musicali, passando dal jazz agli standard del pop, adattandosi – con intelligenza e cura – anche al trascorrere del tempo e all’inevitabile cambio di registro: non più orchestre ma piccoli ensemble che le permettevano in età matura un minor ’sforzo’ a livello vocale. Ella ha inciso una quantità impressionante di album, dagli esordi ai vent’anni trascorsi con la Decca fino al prestigioso rapporto con la Verve (un decennio) che coincide con i songbook dedicati ai compositori di Broadway (e non solo) incisi con le orchestre di Nelson Riddle e Frank De Vol o il Dek-tette di Marty Paich.

MA DAGLI ARCHIVI riemergono ancora materiali che testimoniano l’incredibile attività dell’artista nata a Newport. Il prossimo 24 luglio la Gearbox Records, etichetta discografica britannica devota all’analogico, riporterà alla luce un altro tesoro perduto, ovvero una rara registrazione dal vivo – inedita – della cantante dal titolo Live at Falkoner Theatre. Registrata il 6 febbraio 1966 al Falkoner Theatre di Copenaghen, la performance era stata trasmessa dalla radio pubblica danese Danmarks Radio. Il nastro, registrato in mono, era finito nell’archivio privato di un produttore danese, rimasto dimenticato per decenni e destinato alla distruzione, prima di essere recuperato e restaurato dalla Gearbox Records.