È stato «l’incontro della vergogna» per i numerosi manifestanti che si sono riuniti ieri in place du Trône, a Bruxelles, per protestare contro l’invito della Ue a 5 rappresentanti del regime dei talebani, passando oltre una risoluzione del Parlamento europeo di maggio, che ne chiedeva l’annullamento. Un regime non riconosciuto dalla Ue, che il Network of Afghan Diaspora Organisation in Europe ricorda essere messo al bando dall’Onu e che per le ong di difesa dei diritti umani impone un «apartheid di genere».
QUASI DI NASCOSTO, per «ragioni di sicurezza», la delegazione afghana (arrivata da Kabul con scalo in Turchia), guidata da Abdel Qahar Balkhi, capo della comunicazione al ministero degli Esteri, è stata ricevuta da rappresentanti della Commissione e di 15 paesi membri – la manovra è stata organizzata in cooperazione con la Svezia e il Belgio ha concesso 5 visti non Schengen di un giorno – per discutere sulle modalità di rinvio di esiliati afghani indesiderabili. Una riunione che la Commissione ha precisato essersi svolta solo «a livello tecnico», senza politici presenti. Sul tavolo: la deportazione delle «persone che rappresentano una minaccia per la sicurezza e ai criminali pericolosi che gli Stati membri desiderano rimpatriare».











