La fatwa della strada non gli ha dato scampo. Il triplice fischio non è bastato ad archiviare il rancore scaturito da un semplice contrasto su un campetto di pallone. Il fuoco della vendetta ha continuato a bruciare sotto la cenere e, due mesi più tardi, il regolamento di conti si è consumato con un dito sul grilletto. Un unico colpo di pistola - uno solo - esploso a sangue freddo e a distanza ravvicinata. Lorenzo Spasiano, ventuno anni appena e un futuro ancora tutto da costruire, ha avuto appena il tempo di voltarsi e guardare negli occhi il suo assassino. Poi il buio insanguinato della periferia nord di Napoli e le urla disperate di due genitori travolti dalla spietata esecuzione del proprio figlio. Sull’ultima notte maledetta che ha segnato le strade di Miano, si staglia un tragico dettaglio: a prestare le prime cure al giovane è stato il padre, soccorritore di professione, che in quel momento si trovava a casa e aveva sentito, un istante prima, lo scoppio secco del proiettile appena esploso. Nonostante il tempestivo arrivo del 118 in via Caprera, per Lorenzo Spasiano non c’è stato purtroppo nulla da fare. All’1.30 i sanitari del Cardarelli non hanno potuto far altro che annotare l’orario del decesso.
Napoli, Lorenzo Spasiano ucciso per una partita di calcio: «Caccia a un babykiller»
La fatwa della strada non gli ha dato scampo. Il triplice fischio non è bastato ad archiviare il rancore scaturito da un semplice contrasto su un campetto di pallone. Il fuoco della...










