di
Massimo Franco
La premier tende ad archiviare l’incidente e ad evitare che si crei una maggioranza trasversale con una linea ostile agli Stati Uniti
La ricucitura si preannuncia difficile ma obbligata. Il contrasto non c’è stato per volontà di Giorgia Meloni, che è una vittima dell’aggressione verbale di Donald Trump. A rendere complicate le cose sono gli attacchi ripetuti del presidente statunitense contro il governo italiano e gli alleati europei. La chiave della pacificazione con Palazzo Chigi, purtroppo, rimane in mani americane. E l’arroganza e l’imprevedibilità trumpiane obbligano la maggioranza a gesti distensivi che vanno compiuti anche se rischiano di non bastare.
C’è da chiedersi se Trump non pensi che attaccare l’Ue gli porterà voti nelle elezioni di medio termine a novembre. Così come dentro FdI qualcuno ritiene che la presa di distanza di Meloni dal presidente Usa, seppure subìta, le gioverà elettoralmente nel 2027. Difficile da valutarsi. Ma la prospettiva che dovrebbe preoccupare è la possibile crescita di un sentimento anti-americano a destra e tra le opposizioni. I rapporti tra Italia e Stati Uniti sono cementati da almeno ottanta anni di intese politiche e strategiche. E sono destinati a durare.










