Non sempre un omicidio si limita ad essere un fatto di cronaca. Spesso diventa molto altro: una domanda collettiva, uno specchio che un Paese non può fare a meno di fissare. Negli ultimi anni sono forse due i casi in cui una ragazza uccisa da chi doveva amarla è diventata la figlia, la sorella, l'amica di tutti noi, ed entrambe avevano lo stesso nome: una era Giulia Cecchettin, l'altra si chiamava Giulia Tramontano. Il femminicidio di Senago Una giovane di 29 anni, incinta di sette mesi, felice di diventare mamma di un bimbo a cui aveva già dato un nome, Thiago, ma che insieme a lui ha perso la vita, in circostanze tanto, troppo simili a quelle di tante donne che ogni anno vengono barbaramente uccise dai loro partner o ex partner. Quello di Senago, se possibile, provocò ancora più rabbia: perché l'esempio di come la violenza possa convivere in silenzio, senza urla e senza lividi, nascosta come un veleno. Accadeva il 27 maggio del 2023, tre anni fa.