Hamburger vegetali sì, bistecche no: l’Europa torna a discutere di meat sounding e delle parole che possono (o non possono) essere usate per i prodotti plant-based
Alla fine, l’hamburger vegetale può restare hamburger. La bistecca, invece, no. Sembra una di quelle discussioni da pausa pranzo, eppure da anni occupa tavoli istituzionali, commissioni parlamentari, lobby agroalimentari e associazioni ambientaliste. Si chiama meat sounding, ed è la battaglia combattuta a colpi di parole attorno ai prodotti vegetali che ricordano, nella forma o nell’uso, quelli a base di carne.
L’ultimo capitolo arriva da Bruxelles, dove – dopo mesi di negoziati – è emerso un compromesso: alcune denominazioni considerate descrittive della preparazione (proprio come hamburger, burger o salsiccia) possono continuare a essere utilizzate per i prodotti plant-based, mentre termini associati direttamente alla carne o ai suoi tagli, come bistecca, filetto, bacon, costine o coscia, restano off limits.
Dunque, il consumatore europeo può ancora acquistare un hamburger di ceci, ma non una bistecca di piselli. Una questione che viene presentata come una tutela del consumatore. Qualcuno potrebbe confondersi, insomma, leggere “hamburger vegetale” e pensare di trovarsi davanti a carne bovina.






