Inizia questa mattina davanti al giudice monocratico il processo a Antonio Pio Giannino, 20 anni, studente, incensurato arrestato lo scorso 13 febbraio e posto ai domiciliari per stalking e diffamazione ai danni dell’ex compagna di scuola Arianna Petti. Secondo l’accusa l’imputato avrebbe affisso davanti scuola, vicino casa, nei pressi di una chiesa e in altri luoghi foto e fotomontaggi della vittima indicando il numero di telefonino e scrivendo “tutto gratis”. L’imputato si dice innocente: è difeso dagli avv. Riccardo Ariostino e Michelangelo Metta. Arianna Petti si costituirà parte civile con l’avv. Fabio Verile.
Ecco la sua denuncia: «Mi chiamo Arianna Petti, ho 19 anni. Studio al liceo classico Lanza. La preside il 3 giugno scorso m’ha contattato informandomi che sulla parete della scuola c’era una mia immagina con la scritta: Arianna Petti, sguardo da pantera, cervello da tappeto. La foto era stata notata da un dipendente della scuola che l’aveva staccata e consegnata alla preside. Pur trattandosi di una mia foto, non l’ho mai fornita ad altri per cui non mi spiego come possa essere finita nelle mani di qualcuno che l’ha stampata e manipolata, affiggendola. Credevo si trattasse di un episodio isolato, anche se deplorevole e fonte di notevole turbamento. Invece il 18 luglio ho appreso che un’altra immagine, un fotomontaggio del mio volto unito a un mezzo busto nudo femminile, è stata trovata vicino casa. Sopra l’immagine c’era a caratteri cubitali il mio numero di cellulare con la scritta: ‘tutto gratis’. Come se non bastasse anche il 25 luglio un’altra copia di questa immagine, rimossa da mio padre, è stata affissa vicino la chiesa di S.Michele...Nel frattempo ho ricevuto numerosissime chiamate da numeri oscurati da parte di uomini che chiedevano prezzi, lasciando intendere che si trattava di richieste di appuntamento per prestazioni sessuali a pagamento. Sono rimasta sconcertata e impaurita al solo pensiero di rispondere al telefonino, tanto da consegnarlo a mia madre. Che ha risposto agli ignoti interlocutori che si trattava di un pessimo gesto compiuto da qualche delinquente o qualcuno con disagio psichico. A causa di tutto ciò da giugno vivo in uno stato di profondo disagio psicologico e personale. Ho paura di uscire da sola nel timore d’essere additata come la ragazza dei manifesti e perciò importunata da sconosciuti... Non so chi possa essere l’autore di tutto ciò. E’ però qualcuno che mi conosce; che conosce il mio numero; sa dove abito; la scuola che frequento. Ce l’ha con me per qualche motivo sconosciuto. Non si tratta quindi di un gesto isolato, ma di un preciso disegno criminoso che dura da mesi. Non ho nemici, non ho litigato con alcuno. Posso solo riferire che a marzo scorso ho dovuto bloccare il numero del telefonino di un mio conoscente, Antonio Pio Giannino col quale prima mi sentivo spesso per telefono. E’ un mio ex compagno di scuola alle Marcelline che 7 anni fa segnalai alla preside per atti di bullismo nei miei confronti. A distanza di anni da quella segnalazione, cessate le molestie consentii a Giannino di chiamarmi dopo che riconquistò un po’ della mia fiducia. Poi lo scorso marzo a causa delle sue chiamate diventate piuttosto insistenti, ho deciso di bloccare il contatto: era diventato troppo invadente, e non avevo più voglia di sentirlo”. Arianna Petti insieme al suo legale, avv. Fabio Verile, tornò in Questura il 4 agosto 2025, per denunciare che “il primo agosto mia madre è stata informata sul luogo di lavoro da una cliente dell’affissione di 2 nuove immagini offensive. Una uguale a quelle trovate a luglio sempre con la scritta ‘tutto gratis’ e il mio numero di cellulare; l’altra di un mezzo busto nudo femminile. Considerati i numerosi episodi che ho descritto...chiedo che siano acquisiti i filmati delle telecamere di sorveglianza per identificare il responsabile”.









